Verso le terapie del futuro che silenziano i geni

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Si apre una nuova era nella medicina di precisione , quella delle terapie basate sull'editing epigenetico: questa nuova strategia non modifica le istruzioni scritte nei geni come l'editing genetico, bensì cambia in maniera mirata i marcatori chimici che si attaccano al Dna come dei segnalibri per indicare i geni che vanno letti e tradotti in proteine oppure silenziati.
Le sperimentazioni più avanzate riguardano l' epatite B cronica , per cui negli ultimi mesi sono partiti i primi due studi clinici sull'uomo: uno di questi è frutto di una collaborazione italo-statunitense che ha coinvolto i ricercatori dell'azienda biotech nChroma Bio di Boston insieme a quelli dell'Istituto San Raffaele-Telethon per la Terapia Genica (Sr-Tiget) e dell'Istituto Nazionale di Genetica Molecolare (Ingm) 'Romeo ed Enrica Invernizzi' di Milano.

"Questo tipo di editing epigenetico che silenzia stabilmente i geni è stato concepito proprio al Tiget: la nostra prima pubblicazione, uscita su Cell, risale al 2016 ", racconta all'ANSA Angelo Lombardo, docente dell'Università Vita-Salute San Raffaele, group leader del Tiget e cofondatore di nChroma Bio. " L'idea è quella di intervenire sull'espressione dei geni in modo mirato attraverso un ' silenziatore ' che agisce in modo transiente nelle cellule producendo però delle modificazioni permanenti dell'epigenetica del Dna. E' come se tracciasse una riga sul gene impedendo che venga letto , una modificazione che poi viene trasmessa anche alle cellule figlie ".

Questa strategia è già stata impiegata al Tiget per sviluppare nuove terapie in fase di sperimentazione contro diverse malattie , dall' ipercolesterolemia ai tumori . Il caso più interessante, che ha guadagnato la pubblicazione sulla rivista Nature Biomedical Engineering, riguarda l' epatite B cronica . La terapia , denominata CRMA-1001, combina diversi 'attrezzi' molecolari: una versione dell'enzima Cas9 (tipico del sistema Crispr) privata della capacità di tagliare il Dna, ma dotata di 'effettori epigenetici' che introducono le modificazioni desiderate, e filamenti di Rna guida che indirizzano il sistema verso il bersaglio specifico nel genoma del virus. Questa cassetta di attrezzi, veicolata nelle cellule attraverso delle nanoparticelle lipidiche, si è dimostrata in grado di agire sul Dna del virus impedendo la produzione di nuove particelle virali.

Nei test sui topi , la terapia ha ridotto i livelli di Dna e proteine indicativi dell'attività del virus , tanto da renderli non rilevabili dopo sei mesi. Positivi anche i test su scimmie volti a dimostrare la sicurezza di tre infusioni mensili a dosi crescenti.

Alla luce di questi risultati, nChroma Bio ha già avviato una sperimentazione clinica a Hong Kong e in Nuova Zelanda: il primo partecipante ha ricevuto la terapia tramite infusione endovenosa nel mese di gennaio. L'azienda, che ha in programma di estendere la sperimentazione a Regno Unito e Francia, non è l'unica a sviluppare terapie epigenetiche per l'epatite B cronica. A maggio, la Tune Therapeutics di Seattle ha reso noti i risultati preliminari di uno studio in corso volto a valutare diverse dosi del suo silenziatore epigenetico: i dati mostrano una soppressione della carica virale della durata massima di 17 mesi.

"Sono dati positivi: ci confermano che la piattaforma funziona in modo stabile nell'uomo, ma ancora bisogna capire se potrà essere davvero curativa", puntualizza Lombardo. Al di là dell'epatite B, l'editing epigenetico potrebbe imprimere una svolta per "tutte quelle malattie legate a un singolo gene, come la beta talassemia o alcune patologie del sistema nervoso centrale". Al momento, però, "è ancora difficile prevedere se e quando l'editing epigenetico potrà arrivare al letto del paziente".

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