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IL COMMENTO. Quelli che poi contano i money, ci diranno che va benissimo così, che questa Nations League è una competizione imperdibile.
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In verità, stavamo benissimo senza. Stavamo benissimo con gli Europei ogni quattro anni, i Mondiali ogni quattro anni, le rispettive qualificazioni a intervallare le stagioni. Ora no, ogni due anni si gioca anche questa meravigliosamente inutile Nations League, e meno male che qualche testa pensante c’è ancora, ed è stata abolita la Confederations Cup, quella sorta di prova generale del Mondiale che è stata soppressa dopo l’edizione del 2017. Se ne sono giocate dieci edizioni, pure troppe.
Si creano disparità evidenti tra le squadre che hanno una decina malcontata di Nazionali e chi ne ha pochissimi e quindi ha a disposizione una sorta di preparazione bis
La novità attuale è questa sosta di tre settimane dei campionati per la Nations League. Un intento buono - accorpare gli impegni delle Nazionali - si è tradotto in un esito infausto: bloccare i campionati dopo solo un mese abbondante di partite. L’esito è infausto perché ovviamente si spacchettano le squadre, creando squilibri interni tra chi giocherà tantissimo e chi starà a guardare per 20 giorni. E si creano disparità evidenti tra le squadre che hanno una decina malcontata di Nazionali - dunque giocatori a forte rischio infortuni, vedasi Raspadori - e chi ne ha pochissimi e quindi ha a disposizione una sorta di preparazione bis.
Il calcio è sempre lo sport delle rivoluzioni cervellotiche. Si introduce la tecnologia e se ne diventa schiavi, salvo ora metterla da parte (o quasi). Si sceglie di accorpare le partite delle Nazionali ma si piazza la megasosta in un momento vagamente assurdo della stagione, costringendo poi peraltro le squadre che giocano le Coppe a un «tritacarne» ai limiti del possibile: si giocherà ogni tre giorni praticamente sempre.
Troppo difficile, evidentemente, concepire calendari dei campionati che finiscano a metà maggio, concentrare gli impegni delle Nazionali tra metà maggio e metà giugno, concedere ai calciatori le loro vacanze dal 20 giugno al 20 luglio cosicché possano tornare nei loro club in tempo per un mese circa di preparazione. No, troppo difficile, finché a contare è solo il fatturato che interessa a mister Fifa. Che nel 2027 dovrà affrontare il difficile scoglio delle urne. Se Infantino non sarà rieletto, magari qualcosa cambierà. Ma occhio che, poi, non cambi persino in peggio.
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