Sarri per un’ora a L’Eco: «Così adesso voglio veder giocare l’Atalanta»

CALCIO. L’allenatore ospite in redazione per fare il punto sul percorso di crescita dei nerazzurri. Sul giornale di mercoledì 7 ottobre l’intervista completa.

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Bergamo

Maurizio Sarri è stato ospite della redazione de L’Eco di Bergamo nella mattinata di martedì 6 ottobre. Approfittando della sosta per fare il punto sul percorso di crescita della sua Atalanta: un’ora di chiacchierata a 360 gradi, dalla tattica ai singoli, dall’ambiente agli obiettivi.

«Io penso che il passo debba essere quello di sbloccarsi e andare a giocare a calcio, poi vedere quello che funziona e quello che non funziona»

«Rispetto alle prime partite - spiega Sarri commentando l’avvio di stagione - abbiamo alzato il baricentro di più di venti metri. Abbiamo alzato anche il possesso palla, la supremazia territoriale. Però il tutto rimane poco incisivo, ci manca l’interpretazione delle situazioni, quella vera: abbiamo una supremazia territoriale che si traduce in poche occasioni da gol, poche iniziative individuali. Sembriamo più in balia degli eventi che una squadra che sa indirizzare gli eventi, in questo momento».

«Voglio veder giocare a calcio»

Scendere in campo diventa la miglior medicina: «Pensiamo più a dove mettere i piedi. Io penso che il passo debba essere quello di sbloccarsi e andare a giocare a calcio, poi vedere quello che funziona e quello che non funziona». Già contro il Venezia: «Mi piacerebbe vedere una squadra che gioca a calcio, perché se ci liberiamo la testa può essere che ora non venga un grande risultato, ma in futuro verrà sicuramente».

Bergamo e l’Atalanta

L’impatto con Bergamo e l’Atalanta è stato positivo: «Questa è una piazza, una società che vista dall’esterno rappresenta un panorama unico nel calcio italiano. Poi la vedi dall’interno ed è effettivamente così. Una grande tifoseria, uno stadio in cui è un piacere giocare, strutture, società di alto livello, in cui il fattore umano è ancora presente. Una cosa rara».

Affrontare delle difficoltà iniziali, per Sarri, «era un passaggio prevedibile. Ora smettiamo di dire che abbiamo bisogno di tempo, perché può diventare un alibi per tutti». Perché i segnali positivi ci sono: «Ritengo che in questo momento siamo arrivati a un punto in cui i ragazzi hanno capito e non lo sanno ancora mettere in atto. Può darsi che aprendo le briglie, inconsciamente gli venga fuori tutto quello che hanno capito. L’importante è che in questo momento vadano e giochino».

L’intervista completa su L’Eco di Bergamo di mercoledì 7 ottobre, con quattro pagine dedicate.

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