La scienziata bergamasca che studia le pulci dei ghiacciai: «spie» del loro futuro

CLIMA. Nata a Trescore e con casa a Bergamo, Barbara Valle sta censendo le diverse specie: «Sono tra i migliori indicatori della salute dei depositi».

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Sono minuscole, difficili da vedere a occhio nudo. Eppure, proprio questi piccoli invertebrati potrebbero custodire riposte importanti sul futuro (e anche il passato) dei sistemi glaciali e sugli effetti del cambiamento climatico. Sono le pulci dei ghiacciai: le protagoniste di CollembolICE, un progetto di ricerca e citizen science coordinato dalla ricercatrice bergamasca Barbara Valle.

Nata a Trescore Balneario e cresciuta a Bergamo, dove ora abita, la 32enne ha costruito il proprio percorso accademico nel settore delle Scienze naturali e poi delle Scienze ambientali, con un dottorato conseguito all’Università degli Studi di Milano e arricchito da esperienze a Siena e in Slovacchia. Oltre a far parte del gruppo Flora Alpina Bergamasca, del Servizio glaciologico lombardo e della Società italiana Scienze Natura, di cui è consigliera, lavora

come ricercatrice dell’ateneo milanese e guida un progetto che punta a colmare un vuoto scientifico sorprendente. «Durante il mio dottorato trascorrevo moltissimo tempo sui ghiacciai – racconta Barbara Valle – e mi sono resa conto che tutti conoscevano questi microorganismo, ma quasi nessuno sapeva davvero quante specie esistessero o quale fosse il loro ruolo negli ecosistemi. Nonostante questi organismi siano stati osservati per la prima volta nel 1841, da allora nessuno ne aveva realmente approfondito la ricchezza e la distribuzione». Le pulci dei ghiacciai appartengono ai collemboli, un gruppo di minuscoli artropodi diffusi praticamente in tutto il mondo. Le specie glaciali, però, vivono soltanto sulle superfici ghiacciate e sono considerate tra i migliori indicatori dello stato di salute degli ecosistemi d’alta quota. «I ghiacciai – spiega – non sono semplicemente masse di ghiaccio ma ecosistemi complessi, popolati da organismi altamente specializzati. Se perdiamo il ghiacciaio rischiamo di perdere anche tutta la biodiversità che ospita, spesso senza averla nemmeno conosciuta».

Il censimento

CollembolICE nasce proprio con questo obiettivo: censire e studiare le specie presenti sui ghiacciai alpini prima che questi ambienti scompaiano, restituendo anche un’analisi più approfondita dell’impatto del cambiamento climatico. La prima campagna di monitoraggio, realizzata nel 2025 grazie anche al coinvolgimento di 19 Guide Alpine del Conagai (tra cui i valdostani Jacopo Alberti e Gabriele Silvestri) e di numerosi enti di ricerca, ha già prodotto risultati sorprendenti. Sono stati monitorati oltre cento siti lungo l’arco alpino (che comprende 4.000 placche di ghiaccio) e sono state identificate cinque nuove specie, rinvenute su piccoli ghiacciai isolati delle Alpi Marittime e delle Alpi Orientali, portando a 11 il numero di quelle note nella Penisola.

Ora prende il via la nuova stagione di campionamenti, accompagnata da una «call» a tutto il settore: a glaciologi, alpinisti, operatori del Cai, ricercatori e le varie figure che frequentano professionalmente i ghiacciai per ampliare la rete di osservazione e raccogliere dati su un numero sempre maggiore di siti. «Ogni nuovo campione – conclude la ricercatrice - è un documento storico e naturalistico importantissimo e contribuisce a costruire una conoscenza indispensabile per la loro conservazione».

Tra i territori monitorati figurano anche le Orobie Bergamasche, dove Barbara Valle nel 2023 ha già avviato un progetto di monitoraggio del ghiacciaio del Trobio, ora estinto. L’ambizione del progetto, però, va ben oltre le Alpi. Lo sguardo è già puntato verso altri sistemi montuosi del pianeta, dall’Himalaya al Sud America, con l’obiettivo di confrontare ecosistemi glaciali molto diversi, di conoscere la storia di questi minuscoli animali e, contemporaneamente, del mondo che li circonda.

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