Intossicati dopo aver mangiato bacche di belladonna scambiate per mirtilli

ATTENZIONE. Due casi mercoledì 5 agosto al Pronto soccorso di Piario, non sono gravi. L’Asst mette in allerta: «Vengono scambiate per mirtilli, possono avere conseguenze molto gravi per la salute».

Lettura 1 min.

Piario

Sono arrivati mercoledì al pronto soccorso dell’ospedale di Piario con allucinazioni e pupille dilatate: due componenti della stessa famiglia – hanno poi scoperto i medici – avevano mangiato una discreta dose di bacche di belladonna che avevano trovato nei boschi di Clusone, scambiandole per mirtilli. Non è ancora il caso di parlare di allarme, ma dall’Asst Bergamo Est arriva un alert, per evitare che si ripetano casi simili soprattutto tra i villeggianti che non conoscono i nostri boschi.

Possono esserci «conseguenze molto gravi» per la salute

«A seguito di alcuni accessi al Pronto soccorso dell’ospedale di Piario dovuti all’ingestione di bacche di belladonna scambiate per mirtilli – scrive in una nota l’Asst – riteniamo fondamentale richiamare l’attenzione della popolazione su un rischio che può avere conseguenze molto gravi per la salute. La belladonna è una pianta altamente velenosa e le sue bacche, per colore e forma, possono essere facilmente confuse con i mirtilli, soprattutto da chi frequenta boschi e sentieri. Per questo invitiamo tutti i cittadini a non raccogliere e non consumare bacche o altri frutti spontanei se non vi è la certezza assoluta della loro commestibilità».

I due intossicati non sono gravi

«L’intossicazione è caratterizzata da allucinazioni e disordini psicomotori»

Le due persone intossicate fortunatamente non sono gravi, ma l’ingestione di grandi quantità di belladonna è molto pericolosa. L’Orto botanico di Bergamo spiega che «l’intossicazione è caratterizzata da allucinazioni e disordini psicomotori (movimenti stereotipi di danza, risa, urla, sensazione di levitazione). A una prima fase eccitatoria e allucinatoria seguono i classici sintomi dell’avvelenamento muscarinico: dilatazione delle pupille, secchezza delle fauci, rossore cutaneo, disturbi cardiocircolatori e infine paralisi respiratoria».

La somiglianza con il mirtillo

Il frutto è una bacca con un colore simile a quello del mirtillo: la maggior parte degli avvelenamenti da belladonna riguardano bambini, che non conoscendo la pianta ne assaggiano i frutti attratti dal colore.

Ad aggravare la probabilità di ingestione vi è anche il fatto che, sorprendentemente per un frutto contente alcaloidi, non ha sapore spiccatamente amaro. Le bacche di belladonna bloccano anche la sudorazione impedendo così la regolazione termica e portando a rapida ipertermia, cosa ancora più pericolosa quando il clima è torrido. L’intossicazione è trattata con lavanda gastrica e carbone attivo per eliminare il veleno o almeno rallentarne l’assorbimento, con sedativi, bagni freddi e altri rimedi per mitigare l’ipertermia.

Obiettivo, prevenzione

«La prevenzione passa anche dall’informazione – conclude l’Asst –: un gesto di prudenza può evitare gravi intossicazioni e l’accesso al Pronto soccorso. Continueremo a promuovere iniziative di sensibilizzazione per tutelare la salute della comunità, in particolare durante il periodo estivo, quando aumenta la frequentazione delle aree montane e boschive».

© RIPRODUZIONE RISERVATA