Malore in montagna, donna di 61 anni salvata da due medici bergamaschi

SUL PASUBIO . Francesco Parolini e Giorgio Schiaretti, con il collega bresciano Federico Co, sono riusciti a rianimare l’escursionista.

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Vicenza

Per un gruppo di giovani amici, compagni d’università in passato, doveva essere una tranquilla escursione alla scoperta delle 52 gallerie costruite sul Pasubio durante la Prima Guerra Mondiale. Quella di sabato 13 giugno si è invece rivelata una giornata in cui competenza e reattività operativa hanno fatto la differenza e, soprattutto, salvato una vita.

Tre componenti del gruppo erano medici: Francesco Parolini (specialista in medicina dello sport, originario di Gandino, medico della Primavera dell’Atalanta e della Nazionale di Sci Alpino alle Olmpiadi di Milano Cortina 2026), Giorgio Schiaretti (medico di medicina generale di Sarnico) e Federico Cò (medico di medicina generale nella provincia di Brescia).

«Attorno alle 13, appena superata la 48ª galleria - racconta Parolini - abbiamo notato una signora in evidente difficoltà. Si trattava di una 61enne slovena in viaggio con una trentina di connazionali. Ha iniziato a lamentare un forte dolore toracico, accasciandosi contro la parete di roccia lungo il sentiero». Mentre i medici stavano valutando i parametri vitali, la signora ha improvvisamente perso coscienza.

Lavoro di squadra

«L’ho immediatamente posizionata a terra in sicurezza - aggiunge Parolini - per iniziare le manovre rianimatorie con le compressioni toraciche, mentre il dottor Schiaretti si è portato alla testa della paziente per la gestione delle vie aeree e, al contempo, il dottor Có ha contattato il 112. Nonostante le grandi difficoltà di ricezione della rete mobile in quota, è riuscito a richiedere l’invio dell’elisoccorso e a verificare purtroppo l’assenza di un defibrillatore pubblico accessibile in tempi utili».

​Fortunatamente, grazie all’intervento provvidenziale dei tre medici, la paziente che ha ripreso gradualmente coscienza.

​«Il lavoro d’equipe tra colleghi è stato fondamentale per gestire un’emergenza a 2000 metri di altitudine, su un sentiero così impervio - spiegano i medici - La perdita di coscienza associata al “gasping” indica un arresto cardiaco in corso, situazione in cui è d’obbligo iniziare subito il massaggio cardiaco, allertando contemporaneamente i soccorsi». Dopo la rianimazione, la signora è stata costantemente monitorata fino all’arrivo dell’elisoccorso di Verona Emergenza, che ha provveduto al recupero e al trasporto della paziente presso l’ospedale di Santorso (Vicenza) per gli accertamenti e le cure del caso.

Cosa fare per aiutare

Francesco Parolini lavora anche come specialista ambulatoriale presso l’U.O. di Cardiologia 2 dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Può capitare a tutti – dice – di trovarsi in una situazione simile e non è necessario essere medici per prestare il primo soccorso, che è anche un dovere civile. Di fronte a un soggetto che perde coscienza e non respira (o respira in modo agonico), devono essere seguiti dei passaggi, semplici ma essenziali. In primo luogo “sicurezza”: controllare la scena e metterla al sicuro per sé e per l’infortunato. In secondo luogo attivare subito il sistema di emergenza contattando il 112 e richiedendo, se disponibile, un DAE (defibrillatore). Se necessario attivare le compressioni toraciche (profonde 5-6 cm, con una frequenza di 100-120 al minuto), alternando eventualmente 30 compressioni a 2 ventilazioni e utilizzare il DAE non appena si rende disponibile. ​Anche se non si è esperti o se l’emotività è tanta, il consiglio è quello di lasciarsi guidare telefonicamente dagli operatori della centrale operativa. Ogni secondo conta, e il contributo di chiunque può fare la differenza nel salvare una vita».

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