Colombi (Uilpa). Ecco come rilanciare la PA: lavoro stabile e retribuzioni dignitose

Il recente rapporto del Formez PA intitolato La selezione del personale per le pubbliche amministrazioni contiene notizie molto interessanti. Ad esempio, quelle sull’andamento dei concorsi nel periodo gennaio 2021-giugno 2022. Un periodo che, in coincidenza con l’avvio del PNRR, dovrebbe segnare una svolta epocale nelle politiche di reclutamento di nuovo personale della P.A.

Il rapporto, ovviamente, si basa solo sui concorsi gestiti da Formez PA, ma è indicativo dei problemi che stanno emergendo. Problemi che assomigliano tanto a quelli sui quali la UILPA cerca da anni di attirare l’attenzione della politica e della stampa.

Tanto per cominciare, si registra la mancata copertura di un numero piuttosto elevato di posti messi a concorso: il 18,9% nel 2021 e il 10,1% nel 2022. Decisamente troppi per un Paese come l’Italia che ha un tasso di disoccupazione tra i più alti in Europa, soprattutto fra i giovani. E allora perché tanti posti restano vacanti al termine delle selezioni concorsuali?

La spiegazione di Formez PA individua tre fattori:

I numeri sono impietosi. Su circa 40.000 posti messi a bando da Formez PA nell’arco di 18 mesi, più della metà erano a tempo determinato e, di questi, più della metà destinati alle amministrazioni del comparto Funzioni Centrali. Inoltre: “i posti a tempo determinato afferiscono nella quasi totalità ai bandi per il reclutamento straordinario di personale per l’attuazione del PNRR.” Ecco perché il PNRR fatica a decollare. Ma andiamo avanti nella lettura.

Solo il 29% dei partecipanti aveva meno di 30 anni, mentre l’età media superava i 40. Ciò significa che i neo assunti sono in massima parte persone mature, con chiara prevalenza di donne e schiacciante concentrazione di provenienza geografica dalle regioni del Centro-Sud (oltre il 90%).

Non occorre essere grandi esperti per rendersi conto dell’enorme difficoltà che le amministrazioni pubbliche stanno incontrando per coprire i posti negli uffici delle regioni del Nord. Un esempio eclatante è quello del Ministero della Giustizia, dove la quota di candidati “disposta ad emigrare” dalle regioni del Mezzogiorno e del Centro Italia non è sufficiente a coprire i posti vacanti.

Anche in questo caso, i numeri delle rilevazioni ufficiali confermano quanto la UILPA va dicendo da tempo. I fabbisogni delle amministrazioni, specie per quanto riguarda figure con elevate competenze professionali, sono rimasti in larga misura insoddisfatti perché si è trattato di reclutamenti a tempo determinato legati alla realizzazione degli interventi del PNRR. Perciò, parola di Formez PA: “spesso i vincitori di questi concorsi hanno rinunciato all’assunzione in quanto vincitori di altri concorsi con contratto di lavoro stabile”. Già, è talmente ovvio che politici e consulenti non ci hanno pensato.

Mentre al governo c’è ancora chi insegue la chimera delle eccellenze da premiare con aumenti selettivi delle quote individuali di produttività, la P.A. sembra incapace di offrire alla propria forza-lavoro, vecchia e nuova, una prospettiva diversa da quella di un progressivo impoverimento.

L’Italia appare così sempre più spaccata in due: da una parte i territori dove esiste una buona presenza di lavoro privato che, mediamente, offre trattamenti economici migliori rispetto al datore di lavoro pubblico; dall’altra le regioni del Sud che forniscono alla P.A. il principale serbatoio di forza-lavoro, ma destinata a una condizione di sostanziale povertà.

Più che l’ennesima riforma dei concorsi di cui si sente parlare, serve un piano occupazionale di ampio respiro, basato su posti di lavoro stabili e su retribuzioni dignitose. Se invece si continueranno a seguire le folli ricette neoliberiste la P.A. italiana non diventerà mai più giovane, più professionale e più efficiente.

 

Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione

Roma, 7 febbraio 2023

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