Comunicato Stampa: CRV - In Consiglio regionale del Veneto la conferenza istituzionale ‘Armenia: quale futuro?’
Conferenza istituzionale ‘Armenia: quale futuro?’. Barbisan (Lega- LV): “Risoluzione per riaffermare i sentimenti di comune amicizia tra Armenia e Veneto e per ribadire l’importanza del patrimonio culturale, artistico e religioso del Nagorno-Karabakh”
(Arv) Venezia, 23 aprile 2026 - Oggi, nella sala Stampa ‘Oriana Fallaci’ di palazzo Ferro Fini, è stata ospitata la conferenza istituzionale ‘Armenia: quale futuro?’, con i contributi di: Gagik Sarucanian, Console onorario della Repubblica d’Armenia in Venezia; Gianni Ephirikian, Compositore musicale; Padre Hamazasp Kechichian, Priore del Monastero dell’isola di San Lazzaro degli Armeni; Sona Haroutyunian, Docente dell’Università Ca’ Foscari Venezia; Antonia Arslan, scrittrice; Baykar Sivazliyan, Presidente dell’Unione degli Armeni d’Italia; Vartan Giacomelli, Consigliere dell’Associazione Italia Armenia; Mons. Levon Zekyan, Arcivescovo emerito degli Armeno-Cattolici di Costantinopoli.
Ha moderato l’incontro il Capogruppo di Lega- LV, il consigliere regionale Riccardo Barbisan, il quale, nell’introdurre i lavori, ha confidato di aver “voluto organizzare la conferenza ‘Armenia: quale futuro?’, in quanto la materia rientra tra le mie passioni e perché il genicidio e la storia degli armeni costituiscono un tema geopolitico importante, ma ancora poco conosciuto, che non è trattato in modo adeguato nei libri di scuola. La conferenza odierna rappresenta un tentativo di ricordare la tragedia subita dal popolo armeno, di cui ricorrono i 111 anni, ma soprattutto è un’occasione preziosa per parlare di futuro, di prospettive, per questo piccolo Stato ma, al contempo, grande Nazione, che ha dato molto al panorama collettivo mondiale e che oggi è una giovane ma compiuta democrazia. Cercheremo inoltre di comprendere perché, tra le persone di nazionalità armena, è presente un intenso afflato culturale, perché uno Stato così piccolo annovera tanti artisti attivi in svariati campi, con un’incidenza sicuramente maggiore rispetto ad altri Stati. Credo che oggi sia quanto mai decisivo parlare del genocidio, anche per questioni internazionali ancora aperte, ma è altrettanto importante aprire una finestra sul tema del presente e del futuro dell’Armenia, anche perché la questione del Nagorno-Karabakh è passata quasi nell’indifferenza dei media. Quindi, non ricordiamo solo il genocidio, ma vogliamo riflettere su di esso, darne un senso, per costruire la pace. Abbiamo cercato di leggere gli eventi della storia, a partire dal genocidio e poi dalla cosiddetta ‘coda’ del Nagorno-Karabakh, non come mero ricordo ripiegato su sé stesso, ma come chiave per comprendere ciò che può portare al futuro. Sono stati lanciati numerosi messaggi di luce, di speranza, di pace e di giustizia. L’obiettivo è rileggere quei tragici eventi per contribuire a formare futuri uomini di pace e di giustizia.”
“Depositerò una Risoluzione in Consiglio regionale per esprimere solidarietà e vicinanza al popolo armeno, nel segno dei comuni valori che ci uniscono – ha aggiunto il consigliere regionale - Voglio riaffermare i sentimenti di comune amicizia tra Armenia e Veneto, anche alla luce delle numerose testimonianze emerse oggi di persone che, a seguito della diaspora armena, hanno trovato proprio in Veneto una società aperta, plurale, capace di accoglierle e di permettere loro di esprimersi nel modo migliore. Una Risoluzione anche per ribadire l’importanza del patrimonio culturale, artistico e religioso del Nagorno-Karabakh, affinché esso non venga distrutto e non venga cancellata la memoria di radici così profonde, ultracentenarie e millenarie.”
Ha portato i saluti istituzionali il Console onorario della Repubblica d’Armenia in Venezia, Gagik Sarucanian, il quale ha sottolineato come “un popolo che ha subito un genocidio, come quello armeno, non deve solo guardare al passato, ma tessere buone relazioni con i popoli vicini per costruire una pace duratura, nel Caucaso meridionale, per aprire nuove rotte commerciali e per cercare di creare un terreno fertile per future opportunità.”
“Nel 2025 – ha ricordato il Console onorario - con la partecipazione e la mediazione di Donald Trump, Armenia e Azerbaijan hanno sottoscritto un accordo di pace, segnando così un passo importante nella direzione della stabilità e della prospettiva di riconciliazione. Il Caucaso meridionale sta così assumendo un ruolo sempre più significativo come ponte tra Europa e Asia. Nonostante oggi si ricordi il genocidio del popolo armeno, il futuro sembra orientarsi verso una nuova fase: l’Armenia sta rientrando a pieno titolo nella comunità internazionale, con una prospettiva di maggiore integrazione e cooperazione.”
Gianni Ephirikian, compositore musicale e rappresentante di una famiglia che ha sempre coltivato la musica, di Antonio Vivaldi in particolare, ha offerto il proprio contributo attraverso un video, con le sue musiche originali, fotografie storiche e immagini suggestive dell’Armenia.
Baykar Sivazliyan, Presidente dell’Unione degli Armeni d’Italia, ha premesso che “per costruire un futuro solido, dobbiamo innanzitutto fare chiarezza sul nostro passato, in primis al nostro interno e poi nelle relazioni esterne. Ricordare il genocidio è importante affinché questi crimini non avvengano mai più: per questo, il nostro impegno prioritario è lavorare con gli studenti. Mi rifaccio al titolo della conferenza, ‘Armenia, quale futuro?’, per riflettere come, pur comprendendo le esigenze diplomatiche, dobbiamo perseguire la via della giustizia e della pace, salvaguardare la nostra dignità e riaffermare la verità storica sul genocidio degli armeni, condividere la nostra storia, anche familiare. E sottolineo come il Veneto è sempre stata una terra accogliente verso gli armeni che hanno subito la diaspora.”
La scrittrice, saggista e storica Antonia Arslan - che ha portato all’attenzione del mondo la tragedia degli armeni con ‘La masseria delle allodole’, un romanzo che racconta la storia di una famiglia armena all’inizio del Novecento, poco prima e durante il genocidio armeno – collegata da remoto, ha condiviso delle riflessioni sul genocidio, che “purtroppo non è concluso, continua. Come il termine insegna, si tratta di un processo di annientamento anche della cultura e dell’esistenza stessa del popolo armeno, tutt’ora in atto. È ancora viva una certa narrativa, pubblicizzata e diffusa, che vuole far passare il concetto in base al quale gli armeni non esistono più, per contrastare la quale è fondamentale parlare del futuro dell’Armenia, una Nazione che invece esiste ed è riconosciuta, e ha alle spalle una civiltà millenaria che viene seriamente minacciata in Azerbaijan attraverso un vero e proprio genocidio culturale. L’Armenia non deve essere continuamente mortificata, deve continuare ad esistere, non solo dal punto di vista intellettuale, ma anche attraverso una solida relazione economica e commerciale, che è particolarmente solida con il Veneto.”
Mons. Levon Zekyan, Arcivescovo emerito degli Armeno- Cattolici di Costantinopoli, intellettuale di spicco, nel suo intervento, ha tratto le conclusioni di questo convegno incentrato sul tema ‘Armenia: quale futuro?’.
L’Arcivescovo emerito ha offerto una riflessione personale sulla situazione del popolo armeno e sul mondo contemporaneo, sostenendo che il “futuro è costruito dalle persone stesse, ma oggi esiste un forte problema di sradicamento dalle tradizioni e dalla terra d’origine, dovuto ai grandi cambiamenti sociali e tecnologici in atto. Nonostante ciò, credo che sia importante perpetuare alcune tradizioni armene, come la costruzione di chiese e scuole in seno alle comunità che hanno vissuto la diaspora. Rivendico il ruolo centrale della famiglia e della religione, che oggi vedo in crisi a livello generale. Sono però preoccupato per il conflitto del Nagorno-Karabakh, soprattutto per la sorte dei monumenti storici e per l’inimicizia tra armeni e azeri, che in passato avevano rapporti migliori.”
“La riflessione odierna, solo circa trent’anni fa, rappresentava un atto di coraggio – ha anche affermato Mons. Levon Zekyan – quando la sola commemorazione del martirio veniva rifiutata con il pretesto che essa aveva implicazioni politiche. Per questo, io non voglio essere politicamente corretto, ma eticamente corretto.”
L’Arcivescovo, infine, ha sollevato una “evidente contraddizione esistente tra due principi di diritto internazionale: quello dell’integrità territoriale e quello dell’autodeterminazione dei popoli, che non possono convivere assieme.”
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