Dolore alla spalla, i segnali che non vanno ignorati
Rigidità e perdita di forza possono essere legate all’usura o al sovraccarico. Il dottor Giacomo Delle Rose, ortopedico di Habilita, spiega come riconoscere le cause e scegliere il trattamento più adatto
Sollevare un oggetto, vestirsi, lavorare al computer o compiere un movimento ripetuto durante la giornata: gesti apparentemente semplici possono diventare difficili quando la spalla inizia a fare male. Si tratta di un’articolazione fondamentale per la mobilità dell’arto superiore, che può essere interessata da patologie degenerative, traumi e problemi legati al sovraccarico, non soltanto in chi pratica sport, ma anche nella vita quotidiana e lavorativa.
Con il passare degli anni, tendini e articolazioni possono andare incontro a cambiamenti legati all’usura. Tra i disturbi più frequenti ci sono le tendinopatie della cuffia dei rotatori e l’artrosi, ma anche i movimenti ripetuti e le sollecitazioni eccessive possono favorire l’insorgenza di dolore e limitazioni funzionali.
Il primo passo è non abituarsi al dolore, soprattutto quando persiste, si ripresenta frequentemente o si accompagna a una perdita di forza e mobilità. Individuare la causa del disturbo permette infatti di definire il percorso terapeutico più appropriato, che non necessariamente deve prevedere un intervento chirurgico: fisioterapia, esercizio mirato e trattamenti personalizzati possono rappresentare valide opzioni, a seconda della patologia e delle condizioni del paziente.
Il dott. Giacomo Delle Rose, ortopedico di Habilita specializzato in patologie della spalla, spiega che «Le problematiche degenerative più frequenti riguardano soprattutto la cuffia dei rotatori e l’artrosi. L’età rappresenta certamente un fattore importante, ma possono contribuire anche precedenti traumi, predisposizione individuale e attività lavorative o sportive che comportano sollecitazioni ripetute dell’arto superiore. L’ISS include infatti tra le patologie muscolo-scheletriche sia l’artrosi sia tendiniti e affezioni correlate al sovraccarico biomeccanico e ai movimenti ripetuti».
Quanto incide l’età sull’usura di articolazioni e tendini?
«Con il passare degli anni è normale che articolazioni e tendini vadano incontro a modificazioni degenerative, ma invecchiare non significa necessariamente avere dolore o perdere la funzionalità della spalla. I disturbi possono manifestarsi con dolore, rigidità, riduzione della mobilità o della forza e difficoltà nell’eseguire alcuni movimenti quotidiani. La prevalenza delle patologie artrosiche aumenta con l’età. Il punto importante è non attribuire automaticamente un dolore persistente all’età: anche dopo i 60 o 70 anni mantenere una buona funzionalità dell’arto superiore è un obiettivo assolutamente importante per la qualità della vita».
Quali sono le patologie da sovraccarico più comuni?
«Nella spalla sono molto frequenti le tendinopatie della cuffia dei rotatori che possono essere favorite da attività lavorative caratterizzate da movimenti ripetitivi o dall’utilizzo frequente del braccio sopra il livello della testa, ma anche da alcune attività sportive. Il problema, quindi, non riguarda esclusivamente lo sportivo: anche alcuni gesti lavorativi o attività svolte quotidianamente possono determinare nel tempo un sovraccarico. I disturbi muscolo-scheletrici da movimenti ripetuti comprendono infatti anche tendiniti e patologie dei tessuti molli».
Come distinguere degenerazione e sovraccarico? Quali segnali non sottovalutare?
«Non sempre è possibile distinguerli semplicemente dal tipo di dolore, anche perché degenerazione e sovraccarico possono presentarsi contemporaneamente. Un fastidio occasionale dopo uno sforzo può avere poca rilevanza. Diverso è un dolore che persiste o tende a ripresentarsi. In particolare, meritano attenzione il dolore notturno, la perdita di forza, una progressiva limitazione del movimento della spalla o del gomito e la difficoltà a compiere gesti che prima risultavano normali. In questi casi è utile una valutazione specialistica, perché la prima cosa da fare è individuare correttamente l’origine del problema».
Quanto è importante intervenire precocemente?
«È importante soprattutto non abituarsi al dolore. Molte persone continuano per settimane o mesi a utilizzare il braccio modificando inconsapevolmente i propri movimenti. Quando un dolore persiste, invece, è opportuno comprenderne la causa. Intervenire precocemente non significa necessariamente parlare di chirurgia. Significa fare una diagnosi corretta e impostare il percorso terapeutico più appropriato prima che il problema possa diventare più limitante. L’ISS sottolinea l’importanza della diagnosi precoce e del trattamento adeguato delle patologie muscolo-scheletriche per ridurre la disabilità e migliorare la prognosi».
Quali possibilità abbiamo oggi per prevenzione e trattamento?
«Oggi l’approccio alle patologie di spalla e gomito è sempre più personalizzato. Quando possibile, il primo approccio è conservativo e può comprendere fisioterapia, esercizio terapeutico mirato, recupero della mobilità e della forza e modifica temporanea di quelle attività che determinano il sovraccarico. Nei casi in cui il trattamento conservativo non sia sufficiente, oppure quando la natura della patologia lo richieda, si possono valutare altre possibilità terapeutiche, compresa la chirurgia. Per le lesioni della cuffia dei rotatori, per esempio, il trattamento chirurgico viene valutato in funzione del quadro clinico, delle caratteristiche della lesione e dell’esigenza funzionale del paziente. Un ultimo fattore condizionante il corretto approccio terapeutico è rappresentato dall’età biologica del paziente che non sempre corrisponde all’età anagrafica. L’obiettivo non deve essere soltanto eliminare il dolore, ma recuperare funzione, movimento e qualità di vita».
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