Sabato 21 Settembre 2013

Le leggendarie spade di Gromo
Fucine cancellate in pochi minuti

Scorre tranquillo sotto la pioggia di questo pomeriggio, il torrente Goglio. Scorre qui sotto il ponte di pietra e in alto, tra sassi e macigni, in una discesa ripida verso il fiume Serio. Ma non è sempre così. Talvolta il torrente si gonfia e si intorbidisce, si arrabbia, e allora si tuffa impetuoso verso la valle, e fa paura.

Accadde oltre tre secoli fa, era il primo di novembre del 1666: un'alluvione terribile si scatenò sul territorio di Gromo, il torrente Goglio ruppe i suoi argini, travolse ogni cosa, distrusse e seppellì per sempre la fiorente industria delle lame.

A quel tempo, Gromo era, insieme alla spagnola Toledo e alla tedesca Solingen, la capitale europea delle armi bianche. Lo era da almeno due secoli. O forse anche da prima, addirittura dal tempo dei Celti, degli Etruschi e poi dei Romani. Una stele ritrovata a Clusone e oggi al Museo archeologico di Bergamo parla di un tale Marcio Probo «custode delle armi»...

Era il primo di novembre di trecento e quarantasette anni fa. Raccontano i documenti che in quel giorno sopra Gromo si scatenò il finimondo. Pochi giorni dopo l'arciprete di Clusone, Alessandro Ghirardelli, in una lettera al vescovo di Bergamo, Daniele Giustiniani, scrisse: «Il giorno 4 del mese corrente, utilizzando una cavalcatura, mi sono recato sul luogo dove scorre il torrente Goglio... Colà giunto trovai, con orrore, che lo stato dei luoghi era stato sconvolto...»

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m.sanfilippo

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