Comizi e manovra Ora tocca ai conti

Comizi e manovra
Ora tocca ai conti

Alla vigilia della manovra economica, l’attenzione è concentrata sui costi dei programmi di governo, quotati sopra 100 miliardi, ma il vero problema è probabilmente un altro, e riguarda i tagli che dovranno essere fatti per dar spazio a reddito di cittadinanza, tassa piatta e Fornero. Il ministro Tria non sembra infatti spaventato dalla smania di nuove spese e, serafico, osserva che il bilancio è a vasi comunicanti, e va giudicato dopo i costi, ma anche dopo le sottrazioni. Non ha torto, in astratto. Una grande economia può anche decidere 100 miliardi di nuove spese. Basta togliere una cifra simile da tutto il resto (anzi un po’ di più, perché lo spread costa nuovi miliardi). Una volta chiarito che si deve ricorrere all’algebra, tocca ai partiti gestire il peso politico di quel che ne consegue. Tria è a posto. Di Maio e Salvini un po’ meno.
La differenza tra una campagna elettorale e una sessione di bilancio è tutta qui, perché in un comizio ce la si può cavare dicendo che si taglieranno i privilegi (e giù applausi), ma per far tornare i conti occorre trovare miliardi, non bruscolini simbolici.

Appena si aprirà il sipario, in platea prenderanno posto spettatori di categorie molto diverse, ma accomunati da grandi attese.

Chi si aspetta istruzioni per andare a ritirare 780 euro di reddito, sarà seduto accanto agli speculatori pronti a spolpare il secondo più grande risparmio privato del mondo. Un posto sarà riservato anche all’opposizione, che sbaglierebbe però ad accomodarsi solo sgranocchiando pop corn, sperando che il frutto marcio delle aspettative impossibili cada dal ramo. Probabilmente cadrà, ma non è detto nel suo cesto.

La partita sarà tutta politica. E la politica ha un tempo per la propaganda e un tempo per l’azione. Un conto è bloccare via Facebook una nave di migranti, e un conto è decidere che si tagliano 80 euro per finanziare un pezzo di reddito di cittadinanza.

Sono circa 9 miliardi e fanno gola, ma qui cominciano i problemi veri. Bisogna spiegare a qualche milione di lavoratori che i soldi in busta non ci sono più, da subito, perché poi ci sarà il radioso avvenire del reddito garantito.

A proposito del quale occorrerebbe chiarezza. La percezione - decisiva per avere i voti al Sud - è che sarà uno strumento universale, buono per tutti, con poche verifiche in entrata e qualche condizione per conservarlo. Si parla di tre proposte di lavoro da accettare (ma quando mai i disoccupati del Sud sono stati cercati tre volte? E se le proposte non arrivano?) e otto ore di lavoro gratuito per il proprio Comune (tutti bibliotecari o tutti spazzini? Cosa ne penseranno i sindacati? E se uno si fa male, chi lo ripaga?).

Ora sembra che il costo sia «solo» di 15 miliardi, ma anche che riguardi solo 1,5 milioni di persone. Più o meno quelle del reddito di inclusione di Gentiloni, che c’è già, anche se non ti garantisce 1.800 euro a famiglia.

I famosi 100 miliardi si possono trovare solo nei grandi capitoli: stipendi, pensioni, trasferimenti. Per gli investimenti si può sforare, ma col permesso europeo, da avere magari con le buone maniere.

Sono argomenti da far tremare i polsi: i dipendenti hanno appena rinnovato il contratto, Province e Comuni hanno le strade da rattoppare. Sulle pensioni, rivolgersi all’amico Putin che vede vacillare il suo strepitoso consenso perché vuole innalzare di 5 anni l’età pensionistica dei russi. Fornerov...

Da noi si vogliono spezzare le reni ai pensionati d’oro, tanto sono pochi, hanno avvocati per fare ricorsi che sicuramente vinceranno, ma tra molti anni, e nel frattempo si raccolgono applausi ai talk show. Ma incidere davvero su un monte pensioni di 265 miliardi è ben altra cosa. Una fetta non di poco conto, sicuramente miliardaria, si potrebbe ricavare dalle baby pensioni, ma anche qui: ci vuole un bel coraggio politico per spiegare alle 700 mila famiglie che ne beneficiano che le si vuol penalizzare per fare il reddito di cittadinanza.

Potremmo continuare. Si pensi al taglio delle mille esenzioni ed eccezioni fiscali. Una giungla discutibile, ma chi toccherà i «privilegi» di autotrasportatori e agricoltori? O dirà che sui pannelli solari abbiamo scherzato?

Vedremo. Tanto, se le cose vanno male, è già pronta la spiegazione: complotto dei poteri forti.

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