Ancora bloccato in Cina da 45 giorni Valentino Sonzogni: è una frode

Ancora bloccato in Cina da 45 giorni
Valentino Sonzogni: è una frode

Valentino Sonzogni non può lasciare la Cina: risulta infatti debitore al Fisco locale di 4 milioni. «Ma è una frode».

«Come va? Male. Anzi, malissimo. Sono passati ormai quasi 45 giorni e sono ancora qui bloccato: la situazione è di stallo. L’ambasciata sta facendo molto, con i propri canali, che richiedono determinati tempi. E io non ho idea di quando potrò tornare a casa». Arriva con un filo di voce in una conversazione piuttosto disturbata il racconto di Valentino Sonzogni, 50 anni, di Villa d’Almè, che dall’inizio di dicembre si trova bloccato in Cina: non può infatti lasciare il Paese perché risulta essere debitore nei confronti del fisco cinese di quasi 4 milioni di euro.

Un debito che lo stesso Sonzogni ignorava e del quale è venuto a conoscenza quando si è presentato all’aeroporto di Pechino, dove gli hanno impedito di imbarcarsi. Il bergamasco sarebbe vittima, a suo dire, di una frode architettata da un cittadino cinese, al quale era stata data in gestione, all’insaputa di Sonzogni, la ditta che lo stesso cinquantenne aveva fondato nel 2005 con un cugino e attraverso una joint venture italo-cinese.

«Io qui sono libero di muovermi dove voglio e di usare tutti i mezzi per comunicare – spiega –, ma non posso lasciare il Paese. Anche a livello lavorativo riesco giusto a inviare qualche e-mail, ma nulla di più». Giunto in Cina il 26 novembre per una breve vacanza, sarebbe dovuto rientrare a Villa d’Almè il 2 dicembre. Ma è stato bloccato: la ditta che aveva fondato, benché fallita nel 2008, risultava ancora sotto la sua responsabilità, benché lui non ne sapesse nulla. «Sono senza prospettive e non conosco la lingua – racconta –. Mi assistono due avvocati cinesi, con i quali abbiamo presentato denuncia contro i truffatori alla polizia, ma ci è stata rifiutata. Ci hanno detto che si trattava di materie fiscali, quando invece è evidente che c’è anche materia penale. Allora ho preparato una mia memoria, con tanto di prove e testimoni, che ho depositato all’ambasciata. Durante una sua visita in Cina ho incontrato anche il ministro degli Esteri Alfano, che conosceva il mio caso. Ho per fortuna a mia disposizione un appartamento, ma se vado in aeroporto, vengo respinto. Sono sotto un macigno che mi sta schiacciando».n Anche i servizi segreti del Copasir, presieduto dal bergamasco Giacomo Stucchi, stanno seguendo il caso.

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