Mamma e figlio e quella corsa disperata «Siamo vivi,  per questo salvate Piario»

Mamma e figlio e quella corsa disperata
«Siamo vivi, per questo salvate Piario»

Siamo a Parre. Nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 2015, a quattro giorni dalla data termine prevista per il parto, Maddalena accusa nausea e malessere, che in breve si trasformano in uno star male sempre più intenso e continuo.

Oggi i coniugi Pasini lo possono raccontare di fronte al loro piccolo Mattia, ma tre anni fa era tutto molto più incerto. Ore 3,30. Il marito Ivan pensa stia per nascere Mattia ma lei no, perché nonostante sia il primo figlio distingue bene che il dolore lancinante è diverso da quello del parto. Ore 4,40. « “Chiama Seriate e dì che sto male”, ho detto a Ivan, io volevo andare giù perché ero seguita là», ricorda Maddalena. Ivan continua a pensare si tratti di Mattia in arrivo, mentre Maddalena in panico sa che si tratta di altro. Prosegue Ivan: «Al Bolognini mi ascoltano con attenzione e mi rispondono: “Lei non viene a Seriate, lei va al primo ospedale che trova!”. Così ho provato a sistemare in macchina Maddalena che gridava e via verso Piario. Le strade erano ghiacciate, io correvo all’impazzata senza pensare al rischio di schiantarci, ma solo di arrivare al più presto al Pronto soccorso. Arrivati lì, il dottor Clemente ha immediatamente capito di che si trattava, sindrome Hellp. Bisognava indurre il parto il prima possibile. Appena firmato il verbale al Pronto soccorso sentivo il medico gridare: “Veloci, veloci, veloci, preparate, preparate!”. La sala operatoria si era appena liberata. Anestesiste e infermieri prontissimi».

Il piccolo Mattia Pasini

Il piccolo Mattia Pasini

Continua Maddalena: «Mi dicevano: ”Ti dobbiamo far partorire” – “macché partorire” – dicevo io e poi basta, non ho sentito più niente». Ore 5,40, viene alla luce Mattia, peso 2 chili, preso in cura dal personale del nido che lo accoglie con una dedizione speciale.

«”Tempo 20 minuti”, ci hanno spiegato – prosegue Ivan – “e sua moglie non c’era più. Non sarebbe arrivata a Seriate e nemmeno ad Alzano”. Potremmo descrivere la vicenda come un tunnel che abbiamo attraversato per arrivare alla luce della vita... dove tutto ha funzionato: dalla partenza da casa, ai medici al Pronto soccorso con la diagnosi esatta, la sala operatoria pronta. Per questo noi sosteniamo il Punto nascita a Piario».


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