Modello «Sudtirolo»
per la Valtellina

“La montagna ha anche una stagione verde estiva, oltre a quella bianca invernale”, ma persino il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla – che pure ha casa a Bormio – quando compare in televisione ad illustrare la politica turistica estiva in Italia “oscura” la montagna per parlare solo di mare, quando, invece, le Alpi d'estate possono offrire moltissime occasioni di svago, di cultura e di relax, tanto quanto le località di mare.

La lamentela è stata espressa alla tavola rotonda tenutasi nei giorni scorsi al Grand Hotel Bagni Nuovi di Bormio alla quale hanno partecipato, come relatori, due importanti e noti albergatori-ristoratori di montagna come Michil Costa proprietario dell'Hotel La Perla di Corvara, in Val Badia, hotel e ristorante stellato Michelin (La Stua di Michil) fra i più famosi in SudTirolo-Alto Adige, e Leo Garin, titolare dal 1965 del noto ristorante valdostano Maison de Filippo e dell'Auberge de la Maison, tavola rotonda moderata dal valtellinese Mario Cotelli, l'ex ct della “Valanga azzurra” degli anni Settanta. L'intento era quello di affrontare il tema dello sviluppo turistico del comprensorio montano italiano (comprese dunque, sia pure indirettamente, le Prealpi bergamasche) confrontando le esperienze delle tre aree più conosciute e frequentate: il SudTirolo-Alto Adige, la Val d'Aosta e la Valtellina. Ed è da questo confronto che sono emerse le ancora notevoli differenze che separano una realtà solida e ben organizzata come l'Alto Adige dalle aree montane prettamente italiane. Costa ha citato l'esperienza dell'Associazione turistica della Val Badia che vede la partecipazione (anche finanziaria) di tutta la comunità, dagli albergatori ai ristoratori, dai professionisti ai commercianti, con un coinvolgimento di tutti gli operatori turistici privati ai quali poi si affiancano gli amministratori pubblici con le loro risorse che – questo si sa – in SudTirolo sono più cospicue rispetto, ad esempio a quelle lombarde.

Una politica che – ha detto Garin – ha tentato anche la Val d'Aosta (senza però ottenere grandi risultati) e che ora vorrebbero perseguire gli operatori turistici della Valtellina, e in particolare del comprensorio di Bormio, Livigno e Santa Caterina Valfurva, le località più conosciute e frequentate. Il convegno di Bormio rappresenta – come ha spiegato Andrea Quadrio Curzio, amministratore di QC Terme che gestisce cinque grandi centri di benessere in Italia (oltre a Bagni Nuovi e Bagni Vecchi a Bormio, Termemilano, Terme di Pré-Saint-Didier in Val d'Aosta e Termemonza) – una prima tappa di un percorso che anche in futuro vorrà approfondire le tematiche del turismo montano in Italia.

L'evento è stato anche l'occasione per schierare le “eccellenze” del territorio di Bormio e, più in generale, della Valtellina che fanno da contorno alle stupende montagne, alle piste da sci, ai boschi e ai ruscelli: dalle terme (le cui strutture ai Bagni Nuovi e ai Bagni Vecchi raggiungono i livelli più alti in Italia, tanto da essere abitualmente frequentate anche da turisti stranieri) ai superbi vini valtellinesi (come i grandi rossi Sassella, Inferno e Sfursat di aziende come Rainoldi, Sertoli Salis, Prevostini, Triacca, Plozza affiancate dalla giovane azienda Luca Faccinelli, anche se non mancano – per la stagione estiva – rossi più beverini e meno strutturati e persino bianchi e bollicine rosé, prodotte queste ultime sempre con uve Nebbiolo), dai ristoranti di buon livello ai prodotti tipici (come la Bresaola, il formaggio Bitto, il miele) e senza dimenticare un prodotto valtellinese famoso in tutto il Paese come l'Amaro Braulio.

Un'offerta – hanno insistito ancora i relatori della tavola rotonda – che deve basarsi su concetti come ospitalità, benessere, qualità dei servizi e dei prodotti. “Noi al Perla – ha detto Michil Costa – non vogliamo semplici clienti usa e getta, noi inseguiamo l'ospite, il viaggiatore dell'anima a cui vogliamo trasmettere il nostro modo di vivere e di concepire una vacanza, il nostro concetto di bellezza”. Un “modello” che viene proposto anche al Grand Hotel Bagni Nuovi, gioiello liberty del 1836, che, assieme ai millenari Bagni romani dei Bagni Vecchi, offre 70 tipologie diverse di pratiche termali.

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