Venerdì 26 Aprile 2013

Bellezze e tesori
in Val di Susa

Non solo Tav. La Val di Susa rischia di questi tempi di essere associata immediatamente (e solo) alla questione dell'alta velocità, con le proteste, le chiusure stradali, gli scontri di piazza. In realtà, la valle a poca distanza da Torino offre tutta una serie di «bellezze» da apprezzare, a cominciare dalle stazioni di turismo montano - invernale prevalentemente, con i paesi della Via Lattea , ma non solo - per arrivare a percorsi forse meno noti, ma di pregio, per quanto riguarda storia, arte e religione, con autentici tesori da individuare tra le «pieghe» dei borghi storici. Percorsi che diventano godibilissimi proprio col cominciare della belal stagione.

Anzitutto si può partire dalla cittadina di Susa, in una posizione strategica di fondovalle, all'incontro delle vie di comunicazione per il Moncenisio e il Monginevro. Il ruolo che Susa ha ricoperto nel corso dei secoli ha lasciato testimonianze eccellenti, a cominciare dai resti romani che parlano di una storia ricca e importante. A Susa, infatti, muovendosi agevolmente a piedi si può ammirare il famoso arco di Augusto, costruito in marmo bianco di Foresto (paese poco distante da Susa), uno degli archi più antichi dell'età romana e considerato il più bel monumento della Val di Susa.

Sorge sull'antica strada delle Gallie, accanto alle rovine del «castrum», sede del comando prefettizio romano. Ci sono poi i due maestosi archi, resti dell'Acquedotto romano, detti comunemente Terme Graziane per la vicinanza, appunto, delle stesse. Susa romana e Susa cristiana. Da non perdere la Cattedrale di San Giusto con l'adiacente e imponente Porta Savoia, traforata come un merletto da finestre a diversi livelli.

E poi la vera raccolta di tesori che si trova nel Museo Diocesano di Arte Sacra, ospitato nel cuore della Madonna del Ponte, la più bella chiesa barocca di Susa, organizzato in tre sezioni: il Tesoro della Cattedrale, il Tesoro della Chiesa della Madonna del Ponte e la sezione ospitante antiche statue lignee e le oreficerie provenienti da numerose parrocchie, cappelle ed enti della Diocesi di Susa. Ci sono opere che vanno dal VI al XX secolo. Colpisce il visitatore per solennità il trittico del Rocciamelone, vetta sulla cui sommità (altezza 3.538 metri) si trovano il Santuario più alto d'Europa, intitolato a Nostra Signora del Rocciamelone e una statua in bronzo dedicata alla Vergine Maria.

L'usanza locale «raccomanda» ai devoti valsusini di ascendere la montagna almeno una volta l'anno. In vetta si ritrova anche un bivacco, il Rifugio Santa Maria, da circa 15 posti per le emergenze. Vi si trova anche un busto del Re Vittorio Emanuele II, che effettuò la salita al Rocciamelone nel 1838 quando era ancora solo principe di Sardegna. Il Rocciamelone è famoso fin dal medioevo in quanto considerato la più alta cima delle Alpi.

La convinzione era supportata da diversi fattori: il monte infatti incombe su Susa con un balzo che supera i tremila metri ed inoltre era visibile dalla frequentatissima Via Francigena, che portava oltralpe attraverso il Passo del Moncenisio. La montagna imponeva la sua presenza anche al viaggiatore più distratto in un periodo in cui vaste zone alpine erano pressoché inesplorate.

Nel medioevo vi furono diversi tentativi di salita alla vetta, compreso uno da parte dei monaci dell'abbazia di Novalesa che, si legge negli annali dell'Abbazia, furono respinti da vento e grandine. La prima salita documentata risale al 1° settembre 1358 da parte del crociato Bonifacio Rotario d'Asti il quale, catturato dai Turchi durante le crociate, si affida alla Madonna promettendo, qualora fosse tornato in patria, di dedicarle un simulacro sulla vetta della montagna. Assistito quindi da alcuni portatori, raggiunse la vetta portando con sé il trittico bronzeo dedicato appunto alla Madonna, che oggi si può comodamente ammirare nel Museo.

È percorrendo la via Francigena che, a pochi chilometri da Susa, si può visitare l'abbazia di Novalesa, dedicata ai SS. Pietro e Andrea. Oggi è un monastero dove vive, prega e lavora un gruppo di monaci benedettini: arrivando sembra isolata dal mondo, come del resto doveva essere concepito un luogo di ritiro e preghiera. Per capire veramente quale fosse la sua funzione in passato, bisogna immaginarla nell'epoca in cui fu fondata, l'VIII secolo.

Si trova su di una importantissima via di comunicazione, la Via Francigena, appena sotto il colle del Moncenisio, quindi poteva ospitare i pellegrini dando loro un tetto, una tavola, un letto, oltre che, se richiesto, il conforto religioso; poi era anche luogo di istruzione. Nel perimetro del terreno di pertinenza dell'Abbazia ci sono tre cappelle: quella del Santissimo Salvatore, quella di San Michele e soprattutto quella dei Santi Eldrado e Nicola, con affreschi, perfettamente conservati, dell'XI secolo. Nell'abside c'è la dedica di un abate di Breme che governò la Novalesa tra il 1060 e il 1096, che consente di assegnare una data certa ai lavori pittorici.

Usciti dall'Abbazia merita una sosta il piccolo paese di Novalesa, un poco più a monte; in parte un po' dimesso, in parte in fase di recupero, ospita La chiesa parrocchiale di Santo Stefano, del XVI secolo, sulla via Maestra. All'interno, il visitatore può ammirare alcune preziose tele della scuola del Caravaggio. Un'altra tappa di grande interesse per il visitatore della Val di Susa è certamente quella alla Sacra di San Michele, il «santuario verticale», complesso monumentale costruito in cima al monte Pirchiriano, proprio all'imbocco della Val di Susa.

La data di fondazione della Sacra è indicata alla fine del secolo X, nel luogo dove esisteva già un antico luogo di culto, per alcuni risalente addirittura ad un antico presidio romano. Interessantissima la storia della Sacra che merita una visita approfondita e senza fretta. Per approfondire: http://www.vallesusa-tesori.it/ ; http://www.centroculturalediocesano.it/ ; http://www.turismotorino.org/viafrancigena/testi/IT/A1552/vie_francigene/via_francigena_valle_di_susa

m.sanfilippo

© riproduzione riservata

Tags