Lunedì 29 Dicembre 2008

Champagne-Ardenne, la strada delle bollicinefra cantine, sontuosi castelli e musei

Ci sono 50 milioni di bollicine in una bottiglia di 75 centilitri. E la fragranza che nasce da una zona collinare dove, specialmente in autunno, si sprigiona tutto il fascino di una tavolozza di colori che virano dal giallo al bordeaux, dal verde bosco al marrone. Stiamo parlando del vino champagne e dell’omonima regione che lo produce, la Champagne – Ardenne, che si trova in Francia, a nord-est, sul confine col Belgio. Suddivisa in quattro dipartimenti: le Ardenne, la Marne, l’Aube e la Haute-Marne. In particolare, per apprezzare le bellezze di questa campagna che da secoli produce un vino conosciuto in tutto il mondo, c’è un percorso chiamato proprio «Route touristique du Champagne», segnalato nelle guide e anche da appositi cartelli per orientarsi nella zona dei vigneti dell’Aube, che si trovano per la maggior parte nella Cote des Bar. In numeri, questa zona vitivinicola ha una superficie totale impiantata a vigne di 6813 ettari (pari al 22% dei vigneti compelssivi dello champagne), alle quali è stata assegnata la Denominazione di origine controllata francese (Aoc) dal 1927; ci sono 514 proprietari viticoltori, 12 cooperative e associazioni produttori; 29.223 appezzamenti di vigna; 2.333 vignaioli-vendemmiatori. Per una produzione totale di 69 milioni di bottiglie Aoc, su un totale di 300 milioni di bottiglie all’anno vendute nel mondo. Tre i vitigni che caratterizzano la produzione: il Pinot nero, che occupa l’85% dell’area del Coteaux de l’Aube, è un’uva nera da cui si ottiene un succo chiaro, per champagne più strutturati; lo Chardonnay, che costituisce il 9% delle vigne, famoso per l’aroma fine, è un’uva bianca; il Pinot Meunier, uva con grossi grappoli bluastri, simile al Pinot nero, serve da base per gli champagne da aperitivo.Tra i paesi di questa zona, il villaggio Les Riceys è particolarmente rinomato per il Rosè des Riceys, vino di origine controllata con una regolamentazione particolarmente rigida: «La vendemmia viene fatta a mano per non rovinare i grappoli – ha raccontato Guy Morize, titolare dell’omonima cantina e azienda produttrice –. L’uva raccolta viene pressata subito e il succo è fatto fermentare nelle cantine diversi mesi, durante i quali le bottiglie sono ruotate regolarmente una per una a mano». Questo vino raro (non può essere prodotto ogni anno e anche nelle migliori annate non supera le 80 mila bottiglie) era il prediletto di Luigi XIV, il Re Sole, che lo scoprì grazie a degli artigiani della zona che costruirono le vasche e le fontane del Castello di Versailles.Vicino al più famoso centro del monachesimo europeo Bligny, si trova Urville, un altro borgo ricco di cantine e aziende spesso a conduzione familiare, fra cui i Drappier, famiglia che qui si è stabilità nel 1808. «Le cantine che utilizziamo sono state costruite nel XII secolo da S. Bernardo, che poi ha fondato il monastero di Clairvaux – ha detto Michel Drappier, che oggi porta avanti l’azienda, affiancato dal padre Andrè –. I vini che produciamo sono esportati in Francia, il nostro mercato principale, ma anche nel Regno Unito, in America, in Spagna, in Cina e in Italia». Tra i segreti per rendere particolare l’aroma, quello di aggiungere al vino, alla fine della maturazione, un dosaggio minimo di liquore zuccherato, ottenuto sempre dai propri vitigni e lasciato stagionare per decenni in botti di legno. Ma la Route du Champagne non è solo vino e sapori, ma anche cultura. Oltre ai centri monastici citati, la splendida cittadina medioevale di Troyes, crocevia di commerci e capitale storica della Cahmpagne. La pianta del suo centro storico è a forma di tappo di champagne, con le caratteristiche case a graticcio e le vetrate colorate delle chiese e della cattedrale, frutto dell’artigianato locale. Anche se oggi la città è più nota come uno dei più grandi poli europei di outlet per la moda, gli accessori e i complementi d’arredo.Il castello di Cirey-sur-Blaise, dove nel 1734 la Marchesa di Châtelet – donna avvenente, ma anche molto colta, sia nell’ambito filosofico che scientifico, interessata alla fisica e seguace di Newton – offre asilo a Voltaire, che rischia di essere rinchiuso nella Bastiglia per aver pubblicato le Lettere inglesi o Lettere filosofiche, in cui elogia l’Inghilterra e mette in ridicolo i costumi francesi. Tra i due nasce un’intesa sentimentale e intellettuale, che finirà solo con la morte della donna, nel 1749. Per gli appassionati d’arte è d’obbligo la tappa a Essoyes, dove Renoir visse con la moglie Aline e i tre figli, e dove ancora oggi c’è la casa, in cui abita una sua pronipote, l’atelier, dove l’artista dipinse fino alla morte, e la tomba nel cimitero del paese. Di questo posto, Renoir amò soprattutto la luce e i colori che ammantavano la zona, che ha trasposto nei suoi numerosi disegni, schizzi e quadri (circa 6 mila). Di Essoyes disse: «Traggo il mio piacere dalle vigne perché sono generose».Per venire, infine, alla storia più recente, consigliata la visita al monumento Charles de Gaulle, l’enorme croce di Lorena (con due bracci, anziché uno), di 42 metri circa, in granito rosa, che sovrasta la collina di Colombey-les-deux-Eglises, villaggio in cui si trova anche la casa dove visse il generale e la sua tomba, molto sobria. La croce fu inaugurata nel 1972, per ricordare la figura del generale francese, ma anche per ricordare il popolo francese libero e in memoria di chi è morto per questa libertà. Mentre l’11 ottobre 2008, presenti Angela Merkel, cancelliera tedesca, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy, è stato inaugurato, proprio ai piedi della croce, il nuovo Memoriale, con l’accesso di tremila persone in un giorno. Una sorta di museo di nuova concezione, in cui il visitatore è accompagnato da una serie di video, pannelli interattivi, ricostruzioni di luoghi e atmosfere del tempo, attraverso la storia segnata dalla figura di de Gaulle, dalla fine dell’Ottocento al 1970 circa. Aperto da poco, la media è di 150 accessi giornalieri: «Un museo conserva le cose, un memoriale interpreta il personaggio – ha spiegato Alexandre Mora, direttore del Memoriale –. Questa nuova struttura copre una superficie di 4500 metri quadrati, suddivisi in tre parti: un auditorium di 150 posti, la parte centrale museale, e una parte commerciale, con caffè, ristorante e negozi». C’è anche una superficie dedicata alle esposizioni temporanee. Sul tetto, inoltre, c’è un giardino pensile che consente di mantenere il calore nella struttura. E dalla zona museale, attraverso un’ampia vetrata, si può vedere La Boisserie, dove Charles de Gaulle abitava, e la foresta dove il generale amava passeggiare.                                  Alessandra BevilacquaINFORMAZIONIEnte nazionale francese per il turismo www.franceguide.com [email protected]; Comite Regional du Tourisme Champagne-Ardennewww.tourisme-champagne-ardenne.com La regione si può raggiungere in treno o in aereo (www.airfrance.com) PHOTO Ph.Lemoine/coll.

e.roncalli

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