Fare la spesa, accompagnare i figli a scuola, andare dal medico o in officina: gesti banali in città, ma che tra le valli bergamasche pesano doppio, misurati a lancette dell'orologio e scontrini alla mano.Eppure la montagna bergamasca non è una cartolina da salvare con l'assistenzialismo. Nel secondo trimestre 2026 le imprese in quota sono cresciute dello 0,52%, più della media provinciale, mentre le Orobie hanno superato le 380mila presenze estive.Ma il "conto della distanza" esiste: il sovraccosto per chi vive in vallata oscilla tra il 15% e il 25% in più rispetto a chi vive in pianura. L'auto è un'infrastruttura di sopravvivenza - +30-40% di carburante e 15.000 km in più all'anno a famiglia - . A pesare sono anche i riscaldamenti (+30%), il carrello della spesa rincarato del 10% dalla logistica e i bilanci dei piccoli Comuni, costretti a garantire servizi da capoluogo per i picchi turistici col gettito di pochi residenti.Questa realtà sta per approdare a Bruxelles. Il 30 settembre si chiude la consultazione UE sulle mappe degli aiuti regionali 2028-2034. Finora l'Unione valuta le aree svantaggiate solo per reddito e popolazione, parametri che azzerano i problemi delle valli all'interno della ricca Lombardia.La proposta Uncem punta a ribaltare questo schema: contare i minuti effettivi per raggiungere scuole o ospedali, i costi logistici aziendali e il carico reale dei servizi nei picchi stagionali. Non sussidi a pioggia, ma compensazioni per svantaggi misurabili. Perché l'altitudine è una scelta, ma non può diventare una tassa sulla residenza che toglie la libertà di restare con conseguente spopolamento delle valli.Servizio di Paola Abrate
