A Napoli vive Lina, un’anziana solo sulla carta d’identità. Nella vita quotidiana è invece una donna travolgente, piena di energia, ironia e di una tenace voglia di restare padrona della propria esistenza. Vedova da molti anni, difende con ostinazione la sua indipendenza: guida una vivace associazione cattolica di signore borghesi, si prende cura della sorella Maria e di un nipote che non ha mai davvero imparato a cavarsela da solo. Come se non bastasse, continua a esercitare il suo ruolo di madre “vecchio stampo” sui tre figli ormai sessantenni, tutti ancora alle prese con problemi economici, sentimentali o esistenziali. Per Lina ogni difficoltà ha sempre una soluzione, e nessuno dei tentativi dei figli di convincerla a trasferirsi in un ospizio riesce a scalfire la sua determinazione. La sua routine è fatta di piccoli rituali: il giovedì al cimitero per salutare il marito, le partite a scopone con la sorella, e le attenzioni insistenti di Don Eduardo, il vicino dall’età indefinita che continua a corteggiarla con ostinata galanteria. Questo fragile equilibrio si incrina quando Lina ha un malore e diventa chiaro che non può più vivere completamente da sola. Davanti alla scelta tra una RSA e l’aiuto di una badante, Lina decide di affrontare la situazione a modo suo: organizza un improbabile “casting” domestico e alla fine sceglie Amilà, una donna dello Sri Lanka che vive a Napoli da anni senza essere mai riuscita davvero a sentirsi parte della città. Quello che all’inizio è un rapporto nato per necessità si trasforma lentamente in qualcosa di più profondo. Tra differenze culturali, incomprensioni e complicità inattese, Lina e Amilà costruiscono un legame capace di cambiare le loro vite e quelle di chi le circonda. Una storia tenera e ironica che racconta come, anche nelle fasi più imprevedibili dell’esistenza, l’incontro tra mondi lontani possa diventare una nuova forma di famiglia.