Nel 1983, sull’isola di Nisida, si apre un capitolo poco conosciuto della vita di Eduardo De Filippo. Nominato da poco Senatore a vita, il grande uomo di teatro decide di dedicare tempo ed energie a un progetto insolito e coraggioso: portare il teatro all’interno del carcere minorile dell’isola, trasformandolo in uno spazio di formazione e possibilità per i giovani detenuti. In questo luogo sospeso tra mare e reclusione si intrecciano le storie di ragazzi e ragazze cresciuti ai margini. Tra loro c’è Emanuele, giovane detenuto inquieto e diffidente, e Beatrice, trasferita da Pozzuoli dopo la chiusura del carcere femminile. Il loro incontro, dentro uno spazio dominato da rigidi confini fisici e sociali, accende una trama di relazioni che coinvolge Giovanni, educatore del carcere convinto che l’arte possa cambiare il destino dei ragazzi, Maria, un’altra detenuta che trova nel laboratorio teatrale una voce inattesa, e il Direttore dell’istituto, osservatore attento di un’esperienza tanto fragile quanto straordinaria. Al centro di questo microcosmo emerge la figura di Eduardo. Con la sua ostinata fiducia nel potere del teatro, contribuisce alla ristrutturazione del piccolo teatro del carcere, avvia una scuola di scenotecnica e una di recitazione e coinvolge gli attori della sua compagnia nella preparazione di uno spettacolo destinato a diventare storico: il primo mai realizzato in un carcere minorile italiano. Tra prove, errori, scontri e scoperte, il teatro diventa molto più di un laboratorio artistico. Diventa uno spazio di immaginazione e libertà dentro le mura del carcere, un luogo in cui disciplina e creatività si incontrano e in cui, per la prima volta, quei ragazzi possono intravedere la possibilità concreta di un futuro diverso.