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Edy Reja

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Con la salvezza aritmetica al 99,99%, l’Atalanta sta già pensando al futuro. Il maggiore interrogativo a breve scadenza è relativo all’allenatore. Il rapporto con Reja è destinato ad esaurirsi e ora c’è da vedere chi lo sostituirà. Tu chi vorresti sulla panchina nerazzurra? Vota il sondaggio.

In attesa del verdetto della salvezza aritmetica al 100%, è evidente che con il 99,99% in cassaforte da domenica scorsa e con la salvezza virtuale all’orizzonte ormai da qualche settimana, il club nerazzurro stia pensando già da tempo il futuro.

Il nodo più immediato da sciogliere è quello dell’allenatore. Nella scorsa stagione mister Reja, che era subentrato all’esonerato Colantuono, con la salvezza si garantì il rinnovo automatico di un anno di contratto. Nella stagione che si sta archiviando, Reja e la squadra hanno avuto una partenza sprint, sembrava una favola, ma la cavalcata si è bruscamente interrotta in coincidenza di una serie contemporanea di fattori che si sono miscelati in un cocktail imbevibile: la sessione invernale del calciomercato, il probabile rilassamento generale della squadra che ha intuito di aver già ipotecato l’obiettivo principale, ovvero la salvezza, qualche infortunio e le condizioni fisiche non ideali di Borriello e Diamanti, approdati a Bergamo proprio a gennaio.

Ne è scaturito un blackout di tre mesi, quattordici partite senza una vittoria, che ha inevitabilmente sfilacciato un po’ il rapporto tra tecnico e società. Un rapporto che è resistito, e in tal senso è da lodare il club nerazzurro che, nel momento di massima crisi, ha deciso di confermare l’allenatore attendendo che la squadra si ridestasse, ma che non sembra aver più futuro. Reja, che ha sempre parlato relativamente in grande, non ha digerito il calciomercato di gennaio (e il club non è stato entusiasta per le velate critiche) e infine non ha mai nascosto di aver trascorso tre mesi d’inferno quando la squadra si era «persa». Tre mesi che l’hanno segnato.

Un po’ è un peccato perché Reja è stato, secondo la nostra valutazione, un ottimo allenatore per l’Atalanta. Nello scorso campionato ha ereditato una situazione complicata e con sagacia, e anche in virtù di numerosi pareggi, non entusiasmanti ma preziosi, ha strappato una permanenza in serie A abbastanza serena. Nel 2015/16 ha puntato ancora forte sul 4-3-3, la coesistenza tra Gomez e Moralez (che per molti non era possibile) si è rivelata un punto di forza e l’Atalanta si è segnalata tra le maggiori rivelazioni del campionato. È subito svettato de Roon ed è emerso Grassi, ceduto quasi a peso d’oro. Il patatrac di tre mesi l’abbiamo già raccontato, ma Reja non ha mai mollato e, quando Borriello e Diamanti sono entrati finalmente in forma, la squadra ha ripreso a far punti e a giocare un buon calcio, anche se non è stata mai cancellata l’estrema differenza di rendimento tra casa e trasferta. Quindi peccato, anche pensando alla professionalità e all’onestà intellettuale dell’uomo. Che ha sempre mantenuto unita la squadra.

Ma quale mister per la nuova Atalanta? L’identikit è quello di un allenatore aziendalista, di buona esperienza e che possa anche crescere e valorizzare i giovani e magari offrire uno spettacolo dignitoso, perché a Bergamo, considerata la grande tradizione che c’è, i tifosi hanno giustamente il palato abbastanza fine. Tra tanti i nomi che circolano quello che potrebbe corrispondere all’identikit è quello di Giampiero Ventura che è legato contrattualmente al Torino, ma sembra un rapporto un po’ logoro. Ventura, peraltro, con il Torino ha calcato recentemente i campi dell’Europa League, l’Atalanta, quindi, sarebbe forse un ridimensionamento per lui. Un allenatore ideale che potrebbe essere presto sul mercato è Giampaolo che sembra destinato a dare addio all’Empoli, ma pare sia nelle mire della Fiorentina, e dunque... Cesare Prandelli l’abbiamo inserito nel sondaggio, ma si tratta evidentemente di un sogno, è crediamo l’unico impossibile da ingaggiare tra quelli elencati: è da tempo in un altro mondo.

Si parla di un allenatore che possa aprire un ciclo, ma i cicli non sono di squadre come l’Atalanta che devono sì programmare e gestirsi con grande oculatezza finanziaria per sopravvivere (e finora il club nerazzurro presieduto da Antonio Percassi è stato da applausi in tal senso), ma che dipendono molto dal calciomercato e non hanno la forza attrattiva ed economica per trattenere a lungo un giocatore di grande valore. Più che dell’allenatore la «partita» dell’Atalanta che verrà si giocherà sul prossimo calciomercato, anche se nessuno dubita della bravura e dell’abilità del direttore sportivo Gianni Sartori.

Marco Sanfilippo

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