La vittoria più bella Quella che vale di più

La vittoria più bella
Quella che vale di più

Sono le vittorie come quelle contro la Lazio che infiammano i tifosi e possono dare un orientamento preciso a un campionato. Nella serata più complicata, perché l’Atalanta stava perdendo in casa contro la terza della classe, sotto il diluvio e dopo che nel primo tempo il suo modulo e il suo gioco non avevano funzionato, si è ammirata la reazione di una squadra che ha dimostrato la sua maturità e la sua forza. Cancellando totalmente il ko contro la Juventus.Settima posizione in solitario, ruolo di rivelazione della serie A insieme al Sassuolo. Che si vuole di più?

La vittoria più bella che vale moltissimo per una serie di motivi.

1 - L’obiettivo di Reja era di costruire una squadra in grado anche di divertire puntando molto sul fattore casalingo e sta centrando i due obiettivi. L’Atalanta non è sempre efficace e incisiva, mercoledì lo è stata invece al 100%, ma l’idea alla base è positiva, i risultati devono arrivare attraverso il gioco. Pinilla, Moralez e Gomez in attacco garantiscono tecnica, spettacolo e fantasia. E il Comunale è di nuovo un fortino, per il momento inespugnato, come una volta, quando Bergamo era considerato un campo minato: quattro vittorie e un pareggio in cinque giornate, una serie da record. E mercoledì è stata piegata la Lazio, non una neopromossa.

2 - L’Atalanta ha vinto perché ha giocato come dovrebbe giocare sempre una squadra con il Dna atalantino, ovvero ha lottato con orgoglio, non si è rassegnata, ha saputo soffrire e alla fine ha prevalso in primis per le sue qualità caratteriali e morali. Che sono fondamentali, importanti come il gioco. E che conquistano i tifosi.

3 - Mercoledì l’Atalanta ha vinto anche sul piano tattico. Il 4-3-3 è il modulo di riferimento, il preferito, ma non è un dogma, si può momentaneamente variare e la duttilità evidenziata dalla squadra, e naturalmente da Reja che ha dato i giusti input, costituisce un ennesimo punto di forza dei bergamaschi. Pensavamo che magari sarebbe stato utile inserire una seconda punta di ruolo, per dare maggiore prestanza al reparto sul terreno pesante e sfruttare il gioco aereo, e invece Reja nel secondo tempo ha optato per Moralez trequartista, per la velocità sulla fasce e ha avuto ragione visto che sono state costruite diverse palle-gol ed è nato il pareggio, sia pure fortunoso (davvero goffa l’autorete di Basta sul traversone di Gomez). E nel finale, a 4-3-3 ripristinato, nonostante il forcing della Lazio, si è concretizzata la rete della vittoria con una splendida azione che ha condensato intelligenza, di Stendardo nel lancio, velocità, di D’Alessandro nello scatto e nell’assist, astuzia, di Raimondi nel «velo», e tecnica, di Gomez nell’esecuzione vincente.

4 - Per diverse settimane l’Atalanta si è affidata a un undici ben definito, con un turnover ridottissimo, c’era curiosità per vedere quale sarebbe potuto essere il suo rendimento con diverse alternative in campo e mercoledì si è avuta la dimostrazione del valore della rosa. Stendardo ha giganteggiato in difesa, Raimondi è entrato nella ripresa con la voglia di spaccare il mondo è l’ha spaccato ribadendo il suo fenomenale attaccamento dalla squadra, da bergamasco e atalantino doc, e cambiando tre ruoli in un tempo. D’Alessandro stavolta ha sfruttato la chance dimostrando che il suo apporto non è da sottovalutare, anche se Gomez e Moralez sono quasi inamovibili. E finalmente c’è stato anche un Carmona tignoso e reattivo come da tempo non si vedeva.

5 - Gomez Gomez Gomez. Nella serata in cui Pinilla non è emerso e Moralez è stato prezioso senza rivelarsi decisivo, l’Atalanta si è aggrappata a Papu che ha disputato una ripresa da urlo entrando nei due gol atalantini e trascinando i compagni, non solo sul piano tecnico. Gomez è un uomo squadra, sa fare tutto in attacco. E ha attirato le sirene del calciomercato. L’Atalanta dovrà tenerselo ben stretto a gennaio.

Marco Sanfilippo


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