Mal di trasferta? Pare questione di fame

Mal di trasferta?
Pare questione di fame

Sono ormai sei giornate che l’Atalanta - che pure sta disputando in generale una stagione molto positiva - va sull’altalena e non è più probabilmente un caso se i nerazzurri vincono sempre in casa e perdono irrimediabilmente in trasferta: 2-1 alla Sampdoria, 0-3 a Firenze, 3-0 al Carpi, 0-2 a Torino contro la Juve, 2-1 alla Lazio e 0-3 a Bologna domenica. E se si considerano le undici giornate del campionato le statistiche sono eloquenti: 13 punti in 5 match al Comunale (media di 2,66 punti) e 4 in 6 (0,66) in campo esterno.

Ma l’Atalanta ha il mal di trasferta? Difficile dare una risposta. Le ultime tre esibizioni hanno mostrato anche una squadra bergamasca totalmente diversa sul piano delle motivazioni e della determinazione. E se si può comprendere la resa a Torino in quanto la Juventus contro i nerazzurri aveva mostrato consistenti sprazzi della vecchia e irresistibile competitività, è abbastanza incomprensibile il rendimento agli antipodi del team di mister Reja nei due turni più recenti.

Mercoledì in casa contro la temibile Lazio l’Atalanta aveva sofferto molto nel primo tempo, perdeva, eppure aveva avuto una reazione spettacolosa nella ripresa rimontando sotto il diluvio sulle ali di un mutamento tattico ma soprattutto in virtù di una grinta e di una cattiveria agonistica inaudite. Domenica a Bologna, invece, contro avversari mediocri, i nerazzurri nei primi 45’ sembravano sul punto di poter segnare se avessero osato un po’ di più e due nitide palle-gol le avevano costruite, mentre nel secondo tempo si sono letteralmente liquefatti dopo il marchiano errore difensivo di Toloi.

Ricordiamo che nello scorso torneo con Reja in panchina i bergamaschi - in lotta per non retrocedere - non avevano mai perso lontano da Bergamo, giocando con il coltello tra i denti e conquistando pareggi pesanti per 1-1 contro Roma e Napoli, mentre davanti al pubblico amico erano caduti addirittura tre volte, anche se due a salvezza ormai conquistata. Uno dei principali obiettivi dell’allenatore friulano per l’annata 2015/16 era di ridare competitività all’Atalanta in versione casalinga e in effetti il Comunale è diventato il forte nerazzurro per la gioia dei tifosi bergamaschi che ora si divertono. Però la nuova Atalanta ha perso incisività e efficacia in trasferta. È anche vero che i bergamaschi contro l’Inter hanno perso nel recupero e che contro il Sassuolo avrebbero potuto vincere se Moralez avesse trasformato un rigore nel finale, ma i numeri fuori casa restano negativi.

Il problema della grande differenza di rendimento tra casa e trasferta sembra più mentale che tecnico-tattico. Anche perché parlando di calcio giocato in teoria un tridente veloce come quello formato da Pinilla, Moralez e Gomez dovrebbe rendere maggiormente in campo esterno dove ci sono più spazi per attaccare. Può darsi che in trasferta l’Atalanta giochi con un baricentro un po’ basso e che dunque centrocampo e attacco siano più slegati, ma - ripetiamo - il tallone d’Achille pare essere in primis nella testa dei giocatori. L’Atalanta in casa si è convinta di essere forte e davanti ai propri tifosi - che la trascinano - effettivamente lo è, mentre in trasferta gioca con minor animus pugnandi, con minore decisione. Come se non avesse più fame. Consapevolmente o inconsapevolmente non sappiamo.

E visto che siamo sull’argomento motivazioni, Raimondi mercoledì aveva letteralmente mangiato l’erba quando era entrato nella ripresa contro la Lazio. Perché non riproporlo a Bologna, dal 1’ o comunque in sostituzione di Masiello nel secondo tempo? Anche perché Toloi non è proprio un terzino destro. Continuando a parlare dei singoli non si può non sottolineare come Kurtic è il centrocampista che, nonostante un impiego costante, sta offrendo un rendimento inferiore alle attese, mentre in attacco Denis non è più la roccia alla quale la squadra poteva aggrapparsi. Sarà una settimana di lavoro intenso per Reja , sabato c’è il Milan rilanciato, ancora in trasferta.


© RIPRODUZIONE RISERVATA