Più o meno come nel 2013
Ora urge il calciomercato

Allora, l’Atalanta ha dato addio al 2014 con 15 punti dopo 16 giornate che valgono la 17ª posizione a +3 sul Cagliari terzultimo. Non è che ci sia una differenza enorme con lo scorso anno, quando i nerazzurri si congedarono dal 2013 con 18 punti dopo 17 giornate, 15ª posizione a +3 sul Sassuolo terzultimo.

Come finì nello scorso torneo lo sappiamo. I bergamaschi - pur senza beneficiare di innesti eclatanti a gennaio - esplosero nel girone di ritorno con sei vittorie di fila, record storico per il club atalantino in serie A, ed entrarono addirittura nell’orbita Europa League prima di crollare nel finale. E quel Sassuolo, che sembrava malmesso, si rinforzò conquistando una comoda salvezza. Con Catania e Livorno retrocesse il Bologna che a fine 2013 era quartultimo con il Chievo a quota 15.

Ovvero, il campionato è ancora lunghissimo e tutto può succedere. Ma questa Atalanta ha molto più problemi della sua precedente versione. Al momento Parma e Cesena sembrano già spacciate e la terza indiziata è il Cagliari che ha deciso di esonerare Zeman. La situazione dei sardi, dunque, è molto in evoluzione ed è da monitorare attentamente. L’Atalanta è la pericolante più vicina ai sardi e di conseguenza è da considerare in lotta per la salvezza. Per intuire come si potrà evolvere la bagarre per non retrocedere si dovrà attendere la fine del calciomercato di riparazione che potrebbe spostare i valori che attualmente si sono delineati.

In attesa di vedere quanto si rinforzerà il Cagliari, quanto si rinforzerà l’Atalanta (stavolta urgono - eccome - un attaccante compatibile con Denis e almeno un esterno destro di centrocampo nella speranza che Gomez cresca a sinistra) e quanto si rinforzeranno le squadre che sono lì nei paraggi (Chievo, Verona, Torino ed Empoli), è davvero complicato tentare di commentare a mente fredda quanto si è visto in Atalanta-Palermo.

A fine del primo tempo - sull’1-3 appena incassato - l’Atalanta sembrava letteralmente allo sbando, una squadra senz’anima, senza un allenatore tanto era dimessa e priva di una pur minima idea di gioco. Colantuono ha parlato di una sparizione a livello mentale dopo aver incassato il primo gol. Nella ripresa l’incredibile metamorfosi e il 3-3, che può essere - ma solo parzialmente - decifrato con il cambio del modulo e con un Palermo che si è perso. Il prodigio è stato che l’Atalanta ha finalmente giocato da squadra, una magia da spogliatoio che, come d’incanto, ha rivitalizzato i calciatori nerazzurri. Il tè dell’intervallo come la pozione di Asterix. Ma aleggia comunque insondabile il mistero dell’enorme differenza di rendimento tra i due tempi.

Visto che siamo minimamente attrezzati per scrivere di calcio ma brancoliamo nel buio se dobbiamo parlare di psicanalisi , applaudiamo per il momento la doppietta di Denis - è presto per dire se è di nuovo il vecchio Denis, ma è stata sicuramente una formidabile iniezione di fiducia - e il contributo di gioco e di gol che sta garantendo con crescente continuità Moralez. L’Atalanta ripartirà nel 2015 dal tango argentino. Nella speranza che qualcun altro si svegli. E che questi strani blackout siano banditi per sempre.

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