Si deve sperare nelle disgrazie altrui

Si deve sperare
nelle disgrazie altrui

Domenica alle 14,35 il cielo a Bergamo si era sgombrato di molte nubi, un’ora dopo splendeva il sole e invece poco dopo le 17 sulla città si è abbattuta una grandinata. Eh, sì. L’Atalanta, che poteva sfruttare il ko casalingo del Cagliari contro il Verona per ipotecare la salvezza balzando a +6 (+7 per le due sfide dirette), aveva creato le premesse per dare un calcio a tutte le paure con la zampata di Stendardo e invece il crollo nella ripresa contro il tridente della Sampdoria ha ricacciato i nerazzurri nella lotta per non retrocedere.

Una lotta che, nonostante il +3 (+4) sui sardi terzultimi, è diventata ancora più dura perché nel frattempo due squadre, Verona ed Empoli, che sembravano destinate a soffrire con i bergamaschi si sono volatilizzate (sono a +5 dall’Atalanta), una, il Chievo, è comunque davanti (+2), e i nerazzurri dovranno giocare contro il team scaligero a Verona nella penultima giornata, e il Cesena - che sembrava spacciato - nel ritorno ha rosicchiato addirittura nove punti all’Atalanta ed è penultimo a -4 dalla compagine di mister Colantuono che dovrà vedersela contro i bianconeri in terra romagnola .

Così, tanto per riassumere, se fino a due settimane fa si parlava di cinque squadre nella bagarre per non retrocedere e soltanto una sarebbe piombata in serie B, ora ne sono rimaste quattro (Chievo 25, Atalanta 23, Cagliari 20 e Cesena 19) ma ben due saranno destinate al declassamento. Lo scenario a 13 giornate dalla conclusione del campionato è diventato dunque inquietante per l’Atalanta.

La situazione non è da drammatizzare perché il Cagliari sta peggio, sia per i punti in meno, sia per una contestazione che è diventata abbastanza pesante, tanto che la panchina di Zola - sostituto di Zeman - non è saldissima, così come il Cesena, ricco di riserve atalantine, che si è rilanciato e sembra credere fermamente alla salvezza, ma il suo ritardo non è indifferente e inoltre ha già giocato contro il Parma.

Ma purtroppo per sperare nella salvezza dell’Atalanta si deve confidare più nelle disgrazie delle sue rivali che nella forza e nella competitivà dei nerazzurri. Che nel girone di ritorno hanno raggranellato tre punti, frutto di una vittoria (al 94’ contro il Cagliari, rovesciata di Pinilla) e incassato cinque sconfitte. L’attacco è rimasto da retrocessione pur con qualche progresso (terzultimo per prolificità: Chievo 18 gol, Parma 20 e Atalanta 22) e la difesa - che era solida - ha perso colpi (37 reti al passivo, solo sei squadre hanno subìto di più).

È vero che il calendario nel primo scorcio del ritorno è stato duro, che la squadra è stata fortemente penalizzata da molti infortuni, ma se in 25 giornate si sono vinti soltanto 5 match, dei quali quattro contro squadre pericolanti e due all’ultimo minuto (contro Parma e Cagliari), è lampante come i limiti della squadra siano stati sottovalutati e siano evidenti.

Una squadra fragile, che non riesce a tenere un risultato nonostante segni per prima, che stenta sempre molto a costruire gioco d’attacco e che commette con maggiore frequenza errori difensivi che si rivelano determinanti. Contro la Sampdoria nella ripresa l’Atalanta è affondata in tutti i sensi: fisico, mentale e tattico.

E Colantuono è finito sotto accusa. In effetti il cambio Pinilla-Denis e il voler insistere su Baselli trequartista sono sembrate mosse controproducenti anche a chi non è un mago della panchina. Probabilmente il tecnico ha sbagliato, come ha sbagliato Denis una palla-gol sull1-1 e come ha sbagliato Sportiello sulla rete decisiva di Okaka, ma ci sembrano decisamente fuori strada i tifosi che invocano l’esonero dell’allenatore come unica possibilità di evitare la retrocessione.

Colantuono conosce benissimo la squadra e ha l’esperienza per condurla alla salvezza. Ma ora il tecnico dovrà riuscire a motivare seriamente giocatori che forse non credevamo di dover lottare per salvarsi e a dare efficacia al gioco nerazzurro. Il punto è che senza Moralez, l’inventore e il cannoniere dell’Atalanta, il mister è un po’ in braghe di tela: con Baselli inadatto a fare il trequartista, senza scordare che la sua giovane età e il momento delicato sono ulteriori fattori a sfavore, con Gomez e Emanuelson non al 100% e con Cigarini che non ha ancora preso per mano i compagni, non ci sono molte armi per rifornire un attacco che ora dipende molto da Pinilla, visto che Denis non sta purtroppo dando garanzie. La speranza è che Moralez rientri presto e sia in grado di raggiungere in breve tempo il top della forma.


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