Si è giocato col fuoco Monito per il futuro

Si è giocato col fuoco
Monito per il futuro

La 31ª giornata di campionato probabilmente sarà ricordata come decisiva per la quasi totalità dei verdetti: in chiave bergamasca, è stato il turno in cui l’Atalanta ha ipotecato la permanenza in serie A aumentando da 5 a 8 punti il suo margine su Carpi e Palermo, fermi in terzultima posizione, ma è stato anche il turno in cui la Juventus ha ipotecato lo scudetto raddoppiando il suo vantaggio, da +3 a +6, su un Napoli orfano per quattro giornate di Higuain e la Roma ha ipotecato la qualificazione in Champions League liberandosi della concorrenza di Inter e Fiorentina.

In pratica resta soltanto da definire l’unica squadra che eviterà il declassamento tra Carpi (28), Palermo (28), Frosinone (27) e il redivivo Verona (22), a -6 dalla salvezza dopo l’1-0 corsaro di Bologna. Indubbiamente Il campionato destinato a culminare con la quinta permanenza consecutiva nella massima serie dei nerazzurri, che centreranno così il loro obiettivo primario, resterà nella storia del club atalantino come uno dei più bizzarri: parliamo di una squadra che ha respirato profumo d’Europa per 15 giornate (era 7ª con 24 punti), è crollata nelle successive 14 (nessuna vittoria, appena 6 pareggi), tanto da piombare in area retrocessione (16ª, solo +4 sul Frosinone terzultimo) e vedere il suo allenatore in bilico e, come colpita da una scarica elettrica, si è ripresa all’improvviso quando stava ormai cadendo nell’abisso e in appena due giornate - con sei punti in cassaforte - ha ridisegnato il suo cielo sostituendo le nuvole nere e minacciose con un sole quasi estivo.

Le ragioni di una discontinuità di rendimento così marcata sono principalmente due: l’Atalanta si è seduta sugli allori e il calciomercato di gennaio ha smontato parzialmente il giocattolo che mister Reja aveva costruito con pazienza. L’ha sottolineato senza remore l’allenatore goriziano nel commentare la vittoria contro il Milan, quando ha parlato di una mentalità sbagliata, di un ambiente che si è accontentato, e del tempo che ci è voluto per ridare ordine negli schemi della squadra.

Tutto è bene quel che finisce bene, ma non ci si deve dimenticare che si è giocato con il fuoco e i «mesi d’inferno», sempre parole di Reja, rendono l’idea di come si sia sentito il tecnico, incredulo per una situazione che si era assurdamente complicata. Il club nerazzurro è da lodare per aver confermato l’allenatore anche nel momento più buio, ma non può non sottovalutare gli errori che ha commesso nel calciomercato e che non dovranno essere ripetuti nella prossima stagione, quando la squadra sarà da rinforzare, soprattutto in attacco.

Intanto, ci fa molto piacere che Reja, cambiando anche modulo e dando spazio alla fantasia di Diamanti come trequartista libero di svariare, sia riuscito a dare alla squadra gli strumenti per tirarsi fuori dai guai, squadra che evidentemente era con lui e che nel momento cruciale ha sfoderato i giusti attributi. Quelli che durante il blackout non si erano visti o quantomeno erano stati intermittenti. Ci è sempre piaciuta la sincerità e l’onestà intellettuale di Reja che non avrebbe meritato di concludere male l’avventura atalantina. Non sappiamo se nella prossima annata le strade di Reja e dell’allenatore si divideranno, ma intanto è doveroso applaudirlo.

Al di là di schemi e motivazioni, però, le partite le vincono i giocatori e, contro un Milan a tratti imbarazzante e in disarmo nella ripresa, a decidere il match sono stati i giocatori di maggiore classe e affidabilità: de Roon, Pinilla, Gomez, Diamanti e Cigarini. Se aggiungiamo Paletta, che ha governato la difesa annullando Bacca, si ha il quadro di una giornata in cui nessun pilastro ha steccato. Se de Roon ha ripreso a essere una sicurezza, e sarà un miracolo trattenerlo in estate (così come altri big), Gomez - capocannoniere stagionale nerazzurro con 7 reti - è di nuovo il «Papu» imprendibile dei primi tre mesi del campionato, Diamanti si è esaltato nella sua posizione più consona e Cigarini ha indossato i panni del leader, che dire di Pinilla?

In un anno e mezzo l’attaccante cileno ha giocato 32 partite di campionato con l’Atalanta segnando 11 gol, dunque non molti (media di 0,34), ma addirittura 5 sono stati realizzati con prodezze in rovesciata. Ci sono fior di campioni che 5 reti così non se le sognano in tutta la carriera, per cui siamo di fronte a un giocatore assolutamente speciale. È sicuramente incostante, un po’ attaccabrighe, non di rado è infortunato, ma quando vola in cielo per arpionare di piede il pallone è baciato dal dio del calcio. Con suoi gol in acrobazia è già nella storia atalantina, il dilemma, se resterà, è se considerarlo un titolare inamovibile o meno.

Ora restano sette giornate, nelle quali l’Atalanta dovrà raggranellare gli ultimi punti per conquistare il prima possibile la salvezza aritmetica, con la serie A in cassaforte si dovrà invece pensare al futuro dando spazio ai giocatori meno utilizzati per capire chi di loro potrà ambire a restare nella rosa nerazzurro del prossimo anno con chance di giocare di più e magari diventare titolare.


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