Un mercato da 007 come marchio di fabbrica

Un mercato da 007
come marchio di fabbrica

Quando venerdì sera è arrivato il messaggio con le generalità del nuovo difensore ingaggiato dall’Atalanta («Fatto Djimsiti Berat», testuale) è bastato un attimo per scivolare nello sconforto dell’inadeguatezza. Perché prima la domanda è sorta spontanea: ma qual è il nome e quale il cognome? E poi la riflessione inevitabile: rincorriamo nomi di mercato irraggiungibili.

Con la gestione Sartori la ricerca di informazioni è quasi tempo perso. Le notizie le hai quando l’operazione è fatta. I dirigenti dello Zurigo erano a Zingonia a chiudere l’operazione e nessuno - nessuno, non è uno scherzo - aveva ancora scritto una sola riga di Djimsiti. E l’altro, Remo Freuler, è il giocatore arrivato in visita al centro Bortolotti per capire dove avrebbe lavorato accettando l’Atalanta. Era trapelata la notizia di quella delegazione in visita a Zingonia, ma vai a capire chi era l’interessato.

Perché l’Atalanta che cerca i nuovi de Roon ormai va oltre le conoscenze possibili. Sartori, Corti e gli altri 5-6 che ogni settimana girano il mondo (e poi li prendono in Svizzera...) a cercare talenti sono a un livello impossibile da inseguire (complimenti ai Percassi per la fiducia totale...). E allora per il momento prendiamo solo atto di questi nuovi arrivi. I giudizi sportivi li daremo dopo averli visti, augurandoci si tratti davvero dei nuovi de Roon. Per il bene dei tifosi, dell’Atalanta e dei suoi bilanci.

Eccoci all’Inter. Tutti l’abbiamo visto giocare piuttosto male. E senza grande stupore, vista la stagione. A parte Mancini, che ha parlato di 2 punti persi anche se la sua squadra non ha fatto un solo tiro in porta (e come li fai, i 3 punti?), ieri il popolo interista ha riconosciuto i meriti di Handanovic. E quindi dell’Atalanta.

Ma noi, presi i complimenti, adesso ci dobbiamo muovere su altre vie. Per esempio per ribadire che Reja ha tanto lavoro di fare sulla testa del gruppo, perché nelle prossime gare ci giochiamo la tranquillità: Frosinone, Sassuolo, Verona, Empoli e Samp. Il rischio è avere la testa sbagliata. E allora partiamo da qui: il Frosinone è il Real Madrid, la squadra più forte del mondo. Guai a chi molla. Visto de Roon sabato? Un moto continuo, un’aggressività esemplare fino all’ultimo secondo di gioco. Lui è il simbolo.

Tra l’altro ieri il Carpi ha vinto, quindi il vantaggio sulla terzultima è sceso a 8 punti (9 per gli scontri diretti). Ora bisogna tenere le distanze. Quindi dentro chi ha forza. Nel rispetto delle scelte tattiche necessarie, ci mancherebbe. Ma all’Atalanta servono punti, non serve compiacersi. Corsa e combattimento, non blasone. Questo è il momento decisivo della stagione.


pietroserina
Pietro Serina

Classe 1961, collaboratore de L’Eco di Bergamo dal 1976 per il calcio provinciale, poi è diventato redattore, caposervizio e dal 2011 inviato al seguito dell’Atalanta. Autore di tre volumi dedicati alla storia del club nerazzurro (La storia dell’Atalanta, 2007 e 2017), è ideatore della collana di almanacchi dedicata al calcio bergamasco e l’autore dei primi 30 volumi (1984-2014). Scrive di Atalanta per L’Eco di Bergamo ininterrottamente dal 1987.

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