Dall’hip hop ai canali tv Ermanno,  idolo in Francia

Dall’hip hop ai canali tv
Ermanno, idolo in Francia

Si chiama Ermanno Barnaba di Buja, ma per i francesi è «Ermannò le rital» (termine con cui Oltralpe definiscono gli italiani, ironizzando sulla nostra difficoltà di pronunciare la “erre moscia”). Perché da quando è stato scelto per diventare uno dei protagonisti di «Chasseurs d’appart» («Cacciatori di appartamenti», un format simile al «Cercasi casa disperatamente» di Real Time, con punte di 3 milioni di spettatori a puntata) in onda ogni giorno alle 18 sul canale M6, il trentacinquenne bergamasco gode di una crescente notorietà. Al punto che gli è impossibile camminare per le vie di Parigi – dove risiede dal 2009 – senza che qualcuno lo fermi per chiedergli un autografo o scattarsi un selfie.

E pensare che ai piedi della Tour Eiffel ci era finito per coltivare la passione per la danza hip hop e, tra una lezione e l’altra, si guadagnava da vivere preparando panini da Mc Donald’s. In otto anni di esistenza parigina «Ermanno dal sangue blu» (il padre discende da una nobile famiglia friulana di cui si hanno tracce a partire dal 1073, mentre tra gli antenati della madre spicca il condottiero Bartolomeo Colleoni), nato e cresciuto nella centrale via del Galgario a Bergamo, non si è trasformato soltanto in una star del piccolo schermo.

Si è affermato come ballerino e coreografo – tanto da tornare spesso in Italia per tenere dei seminari – e ha fatto carriera nell’ambito della moda (settore in cui lavorava come modello già a 20 anni) occupando oggi un ruolo dirigenziale nella rete vendite di Loewe, brand del lusso made in Spagna. Televisione, danza e haute couture: tre declinazioni di un unico, grande amore. Quello per l’arte: non a caso aveva deciso di iscriversi al liceo Manzù di via Tasso; del resto il suo Dna non si limita a raccontare storie di battaglie e stemmi araldici: nei primi del Novecento la bisnonna, Romilda Baggioli, era una delle più acclamate attrici del panorama teatrale orobico e la gente accorreva ad applaudire le sue esibizioni sul palcoscenico del Sociale di Città Alta. La mamma di Ermanno, Luciana, conserva ancora un bracciale d’oro, donato alla progenitrice da un ammiratore. «Quanti voli pindarici mi sono fatto contemplando quel cimelio, quando ero bambino!», confessa il bisnipote. Era naturale che, prima o poi, sarebbe arrivata anche per lui l’ora di volare.

La prima volta che si libra nell’aria ha 18 anni: ha appena archiviato il file «adolescenza» che, si sa, va a braccetto con l’aggettivo «problematica». Alice, una cara amica, lo trascina fuori dal silenzio della sua cameretta: è convinta che se frequenteranno un corso di hip hop al Csc Anymore di via don Luigi Palazzolo, la vita inizierà a sorridergli. Ci aveva visto lungo, perché quell’esperienza è una rivelazione per Ermanno, che realizza di avere un talento innato del quale ignorava l’esistenza. Lo nota anche la sua insegnante, Barbara Cattaneo, che lo sprona ad allenarsi tutti i pomeriggi. Passano due anni e viene arruolato nel corpo docente.

«Durante la settimana insegnavo, mentre nel week end salivo sul treno e via in direzione Milano o Roma per workshop di aggiornamento e casting». Ermanno è tra i ballerini che Raffaele Paganini vuole per aprire la sua tournée e arriva a un passo dal concorrere a due talent targati Sky e Rai. «Fui selezionato da Lorella Cuccarini e Luca Tommassini per “Vuoi ballare con me”, ma rifiutai perché scoprii solo in quel momento che avrei dovuto partecipare con mia madre, che ovviamente non se la sentiva. Qualche mese dopo fui scartato da “Academy” di Rai 2 poiché avevo 26 anni: il regolamento stabiliva come età massima i 25».

Ma il ragazzo non si demoralizza. Anzi: va negli Stati Uniti per seguire dei seminari intensivi tra New York e Los Angeles. La seconda volta che spicca il volo è il 2009. Insieme a Dolores, amica e collega, trascorre qualche giorno a Parigi per assistere a «Juste debout», una 48 ore di danza all’arena di Bercy in cui si sfidano i nomi di punta dell’hip hop mondiale. «Ero già stato nella Capitale francese, eppure solo allora me ne innamorai perdutamente. Decisi che era il luogo in cui volevo vivere, perché nell’aria sentivo profumo di libertà. Tornato a casa comunicai la scelta ai miei genitori: gli sarò sempre grato per non avermi messo i bastoni tra le ruote. Anzi: mia mamma era orgogliosa di questo passo, dato che anche lei a 20 anni si stabilì qui. È come se io stessi portando avanti ciò che lei aveva interrotto, coronando un suo sogno».

Al principio è dura. «Il mio francese era scolastico. Mi rimboccai le maniche: al mattino friggevo patatine, per poter dedicare i pomeriggi e le sere alla danza». Tempo zero, la coreografa della scuola che frequenta in zona Bastiglia lo recluta nel suo gruppo. Si esibisce in tutta Parigi e partecipa a qualche trasmissione. Fino a quel frangente aveva evitato i connazionali, ma conosce Marina, titolare di una gioielleria: diventano amici e lavorano insieme. Sarà sempre lei che, al ritorno da una parentesi londinese, gli propone un impiego come agente immobiliare nell’agenzia di cui è titolare: la sua fortuna. Perché, quando aprono i casting per «Chasseurs d’appart» qualcuno fa il nome di quell’italiano bello e simpatico che vende case. E così, inizia a percorrere un nuovo cammino. «A breve cominceremo a registrare la seconda stagione», racconta soddisfatto.

La parola d’ordine per il futuro? Una sola: serenità. «Quella è la mia vera bussola: essere felice di ciò che faccio e della persona che sono oggi. Dove vivrò? Chissà. Di certo non appartengo alla categoria di italiani espatriati che denigrano il loro Paese. Io lo amo e, soprattutto, adoro Bergamo e la gioia che mi trasmette camminare per le vie del centro. Quando spiego di dove sono, i francesi si illuminano: c’è una canzone molto famosa, “Si j’étais un homme” (“Se fossi un uomo”, ndr) che cita la Città dei Mille. Dice: “Se fossi un uomo, ti farei costruire una villa in una città vicino a Milano, che si chiama Bergamo”. È stata incisa nel 1981: l’anno in cui sono nato io. Se ci penso, capisco che tutto torna: il mio destino era finire qui».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: bergamosenzaconfini@ecodibergamo.it.


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