Da Colzate alla Catalogna cura il look del Barcellona

Da Colzate alla Catalogna
cura il look del Barcellona

«Devi essere ambizioso e umile allo stesso tempo. Se scegli di vivere in una grande città e all’inizio sei disposto ad adattarti, le opportunità ci sono». Giorgio Gandossi, 28 anni originario di Colzate, in Valle Seriana, sa bene di cosa parla e da barista nel quartiere della Latina a Madrid oggi è il titolare di «Camille de Le Mans» nella capitale catalana.

«Devi essere ambizioso e umile allo stesso tempo. Se scegli di vivere in una grande città e all’inizio sei disposto ad adattarti, le opportunità ci sono». Giorgio Gandossi, 28 anni originario di Colzate, in Valle Seriana, sa bene di cosa parla e da barista nel quartiere della Latina a Madrid oggi è il titolare di «Camille de Le Mans» nella capitale catalana. Vende e confeziona abiti da uomo su misura. A sceglierlo sono anche i calciatori titolari del Barcellona; un’avventura iniziata da poco che sta già portando ottimi risultati.

«Ho lasciato Bergamo cinque anni fa, lavoravo di giorno per una ditta di arredamento e la sera andavo a scuola. Dopo il diploma di geometra avevo voglia di cambiare aria e un’estate sono partito per la stagione a Torremolinos a Malaga e da lì a Madrid, dove in una settimana ho trovato casa e lavoro come barista in un bar nel quartiere della Latina. In cinque mesi mi hanno promosso responsabile e per specializzarmi ho frequentato corsi di barman e preparazione di cocktail. A un certo punto però mi sono licenziato per aprire un bar mio, ma all’ultimo momento l’accordo è saltato, così sono tornato a lavorare in vari locali e in uno di questo ho incontrato il mio attuale socio, che aveva appena aperto una sartoria a Madrid e che mi ha chiesto di lavorare con lui. Ho imparato tutto: le visite a domicilio, la gestione del cliente e ovviamente il processo del lavoro di sartoria. Sono diventato anche qui il responsabile del negozio e delle vendite a domicilio e poi ho fatto il salto e oggi sono il titolare di “Camille de Le Mans” a Barcellona. Il negozio è in una posizione centralissima, tra Plaza de Espana e Plaza de Catalunya e ho quattro dipendenti».

Giorgio è, senza dubbio, uno che sa mettere a frutto tutte le sue competenze ed è sempre lui, in qualità di geometra, a progettare il negozio, a seguire i lavori e l’allestimento.

A distanza di un anno e mezzo il giro di clienti è già quello buono: i calciatori della «FC Barcelona», i giocatori della nazionale di pallanuoto e della nazionale di basket olandese. «Alcuni di loro sono persone semplici, ragazzi come me, anche se con un’altra disponibilità economica – sorride –, altri invece sono molto esigenti e non è semplice seguirli. Hanno il mio numero privato e normalmente mi raggiungono quando il negozio è chiuso oppure di sera, in orari in cui riesco a garantirgli la riservatezza che chiedono. Forse il fatto di non essere un patito di calcio mi ha favorito, perché vivono il rapporto con me in modo più semplice e spontaneo. Ovviamente girano il mondo e riesco a vederli solo quando sono in città, ma mi chiamano anche per occasioni importanti di famiglia, come i matrimoni. A volte, invece, non riescono a passare in negozio, allora mandano altre persone a ritirare gli abiti o glieli faccio recapitare io con il taxi».

«Al di là del fattore economico – spiega –, la soddisfazione principale del mio lavoro è acquisire la piena fiducia dei clienti che arrivano a mettere completamente nelle mie mani la loro immagine. Hanno capito che grazie al mio lavoro il loro aspetto è nettamente migliorato e adesso lasciano che sia io a scegliere ogni cosa, dal modello, ai tessuti, ai bottoni. Mi dicono solo di quanti capi hanno bisogno, io conosco le misure esatte e loro non mi chiedono nulla, nemmeno di provarli. Barcellona poi è una città cosmopolita e ho molti clienti stranieri, mi piace incontrare persone nuove».

«Prima di buttarmi in questa nuova avventura – racconta – mi sono preso due mesi sabbatici per visitare il Sud-est asiatico: Birmania, Laos, Cambogia e Thailandia. La passione per il viaggio è molto forte e appena ho tempo, scappo. Ho ancora molti legami con Bergamo e ci torno una volta al mese, per stare un po’ in famiglia e soprattutto per vedere la mia piccola nipotina».

Gli chiediamo se ha mai pensato di trasferire la tua attività in Italia. «A dire il vero quando ero ancora in Italia avevo pensato di avviare un’attività da artigiano, ma sentendo le esperienze di amici e conoscenti ho desistito. La maggior parte chiudeva nel giro di un anno o poco più, nonostante tutto l’impegno. È vero che, non avendoci mai provato, di fatto non ho paragoni, ma credo che trasferire la mia attività in Italia non sia fattibile. Solo d’affitto lo stesso tipo di negozio a Milano mi costerebbe sei o sette volte di più, senza contare il regime fiscale, le licenze, i permessi e tutto il sistema burocratico».

«Non che in Spagna sia tutto facile – conclude –, perché devi darti da fare e anche tanto, però il mercato è più accessibile e senti di avere le possibilità di riuscire; poi la burocrazia è meno pesante e il costo della vita è più basso. E poi sono fortunato anche perché Bergamo è facilmente raggiungibile da qui e posso tornare a casa spesso».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con Brembo S.p.A. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].


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