«Da Nembro a Porto Santo
Nuova vita, nuovo amore»

Si dice: se vuoi vivere appieno la vita, segui la tua passione. Di certo, Andrea Ghilardi, 43 anni, di Nembro, l’ha messo in pratica: nel giro di pochi mesi è riuscito a far diventare reale quello che, racconta lui, sognava da sempre. Un sogno che l’ha portato dalla Valle Seriana direttamente su un’isola sperduta nell’Oceano Atlantico, Porto Santo (Portogallo), dove da 7 anni fa la guida turistica.

«Avevo sempre desiderato rompere la routine, adoravo viaggiare ma il mio sogno privatissimo era quello di lasciare tutto e trasferirmi in un’isola caraibica, costruirmi da zero una vita su ritmi più umani e meno massacranti – spiega Andrea – . Facevo il programmatore di macchine di controllo numerico, ma la dimensione casa-ufficio-amici-fidanzata e poi un viaggio ogni tanto mi stava davvero stretta. Ma non volevo fare un colpo di testa, piuttosto programmare una vita diversa, così ho pensato di scrivere a Syusy Blady e Patrizio Roversi, quelli di “Turisti per caso”, perché guardavo sempre la loro trasmissione e mi ero convinto che solo loro potessero darmi le dritte giuste. In effetti, poi è stato così: ho chiesto se fossero in grado di indicarmi un posto nel mondo dove valesse la pena trasferirsi e cercare un lavoro, un posto dove fosse possibile vivere nella calma, senza delinquenza e con un clima mite tutto l’anno, e soprattutto con il mare. Non credevo mi avrebbero mai risposto: e invece mi hanno detto che il posto migliore era Porto Santo. Così, siccome sono una persona che non lascia alcunché al caso, ho deciso di fare una vacanza esplorativa: ebbene, ho preso le ferie e nel luglio 2009 ho prenotato un albergo a Porto Santo per due settimane».

Ed è stato un colpo di fulmine. Evidentemente per Andrea Porto Santo era davvero scritto nel destino: durante la sua vacanza, infatti, in albergo Andrea aveva familiarizzato con gli addetti del tour operator bresciano che gestiva i viaggi di gruppo e aveva raccontato del suo desiderio di rompere con l’Italia e trovare un altro modo di vivere. «Al mio rientro ho mandato una mail al tour operator proponendomi, credevo anche questa volta che non avrei avuto risposta e invece a metà dicembre mi hanno convocato a Brescia per un colloquio. Devo aver fatto una bella impressione – continua il bergamasco, con sorriso contagioso – , perché mi hanno subito proposto un soggiorno-prova per lavorare nell’organizzazione: mi davano vitto e alloggio e tutte le spese a Porto Santo, ma non avrei avuto uno stipendio. Insomma, un test sia per loro che per me. Così ho preso le ferie dal 19 dicembre all’11 gennaio e sono tornato a Porto Santo. E in quei giorni ho realizzato che potevo fare la scelta definitiva della mia vita, non avrei mai più avuto un’occasione simile. Tornato a Bergamo ho dato le dimissioni dalla ditta dove lavoravo, a Brusaporto, avevo finito da poco di pagare il mutuo della casa, che poi ho affittato a un amico per garantirmi una rendita fissa, ho venduto tutto quello che avevo, dai mobili allo scooter, e sono partito. Ho avuto fortuna: sono arrivato quando a Porto Santo cominciava ad aumentare la presenza dei turisti italiani e il tour operator locale, che è in collaborazione con quello italiano, stava cercando una guida turistica che sapesse accompagnare i gruppi italiani». Andrea ha subito preso sul serio quanto la fortuna gli stava offrendo e si è messo d’impegno per acquisire strumenti utili nella sua nuova vita: «Ho cominciato a studiare il portoghese, a seguire corsi di geologia, anche perché ne sono stato sempre appassionato, e di storia dell’isola».

E così, dopo 7 anni Andrea è diventato la guida più richiesta per accompagnare i gruppi. «Ormai lavoro 12 mesi l’anno, con pochissime soste, ma non mi pesa. Se penso che quando sono arrivato qui non parlavo neppure una parola di portoghese, non riesco a credere di essere riuscito in così breve tempo a raggiungere traguardi così importanti – sottolinea –. Avevo acquistato un corso fai da te, ma si sa, è solo la pratica quella che ti affina, nelle lingue. Infatti all’inizio mi mandavano soltanto ad accompagnare i gruppi di turisti di lingua italiana, poi un giorno la collega portoghese non poteva e mi hanno chiesto se me la sentivo. Ho detto sì: e ho ancora il ricordo di questi turisti che alla fine sono andati nella sede dell’agenzia per la quale lavoro per complimentarsi. Lì ho capito che Porto Santo era diventata davvero casa mia».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

© RIPRODUZIONE RISERVATA