Da Sottochiesa l’architetto che ha incuriosito Brad Pitt

Da Sottochiesa l’architetto
che ha incuriosito Brad Pitt

Sembra una storia d’altri tempi, eppure fino a qualche decade fa la massima ambizione di un genitore era che la figlia femmina si iscrivesse alle magistrali e diventasse insegnante. Immaginate dunque lo sgomento quando, nel 1985, Ilaria Mazzoleni di Val Taleggio comunicò in casa che avrebbe frequentato Geometra al «Quarenghi», per di più trasferendosi in città e vivendo in convitto da lunedì a venerdì.

A incoraggiarla la professoressa Canzian di San Giovanni Bianco, titolare della cattedra di Educazione tecnica alle scuole medie, che scorgeva del potenziale nei disegni della sua talentuosa alunna. E ci vedeva davvero bene, considerato che a distanza di 30 anni Ilaria dalla Val Taleggio è un affermato e poliedrico architetto di stanza a Los Angeles. È docente di Biomimetica – una scienza che si ispira alla natura per la realizzazione di ambienti ed edifici all’insegna della sostenibilità ambientale – alla Sci Arch (Southern California Institute of Architecture), ma è anche titolare di uno studio di progettazione, autrice di un libro e, di recente, ha dato vita nella sua valle a una residenza sul modello della Bauhaus.

Ma procediamo con ordine. Mazzoleni, classe 1970, papà geometra e mamma casalinga, cresce osservando i genitori rimettere e nuovo e curare il lascito del nonno: un vecchio albergo, dal quale ricavano diversi alloggi che affittano in estate. Dopo il diploma si iscrive al Politecnico di Milano e consegue la laurea in Architettura: fa l’Erasmus a Valencia e la vita all’estero le piace al punto che, una volta discussa la tesi, non si lascia scappare l’occasione di una borsa di studio per un master in Tecnologia e scienze delle costruzioni all’Università di Los Angeles.

Un anno nella Città degli Angeli basta per farla innamorare e convincerla che il suo futuro sia lì. «Conclusi i dodici mesi di “practical training” mi assunse uno studio che aveva una sede anche in Svizzera: per me era perfetto, così potevo tenere un piede vicino a casa. Dopo dieci anni, però, decisi di passare all’insegnamento in università: era il 2005, mio padre si era ammalato e sentivo l’esigenza di fare ritorno più spesso a Bergamo. Lavorando in ufficio sarebbe stato impossibile, considerato che qui ci sono soltanto due settimane di ferie l’anno, non cinque come in Italia».

Da quel momento ha inizio la sua esistenza da «emigrata anomala», come la definisce lei stessa. «Torno in Val Taleggio almeno due volte all’anno: in estate, per due mesi, approfittando della fine delle lezioni in ateneo, e poi a Natale. Così ho cominciato a coltivare dei progetti anche nella Bergamasca: nel 2011 ho curato la prima mostra antologica dedicata all’opera di Franco Normanni, allestita negli spazi della Chiesa della Maddalena e a tutt’oggi gestisco l’archivio dell’artista, scomparso nel 2005».

Nel 2013 ha pubblicato un libro totalmente dedicato alla Biomimetica «Architecture follows nature. Biomimetic principles for innovative design» («L’architettura segue la natura. Principi di biomimetica per un design innovativo») e anche qui, spiega, c’è lo zampino della sua terra. «Perché l’ideale della sostenibilità ambientale ha a che fare con le mie origini, con l’essere cresciuta in Val Taleggio».

Ed è nella frazione di Sottochiesa che ha visto la luce una realtà interdisciplinare ambiziosa e cosmopolita, ribattezzata Nahr (Nature, art and habitat residency): una residenza che, sfruttando gli appartamenti del «Soggiorno Mazzoleni» (sì, proprio il vecchio hotel del nonno) accoglie per il mese di giugno artisti provenienti da tutto il mondo: architetti, designer, pittori, ma anche antropologi, biologi, botanici; purché la loro opera abbia a che fare con lo studio della natura, o sia influenzata da essa (il bando per fare domanda si trova sul sito di Ilaria, www.ilariamazzoleni.com).

«La residenza si ispira ai principi della Biomimetica in ogni sua sfaccettatura: voglio che passi il messaggio che la natura è una risorsa, non soltanto un qualcosa da spolpare. La prima settimana di giugno ospiteremo un workshop aperto a tutti, inoltre vorremmo presentare Nahr alla cittadinanza in occasione della prossima edizione di “Bergamo Scienza”. Il nostro tema conduttore per il 2016 è il bosco: è lui il vero motore delle città. Pur vivendo in mezzo a spiagge infinite, deserti e oceani, confesso di non aver mai perso il richiamo biofilico nei confronti della montagna. E, sebbene il paragone possa sembrare azzardato, c’è qualcosa che accomuna la mia terra e Los Angeles: gli spazi vivibili, con una bassa densità di popolazione. Perché, nonostante i suoi 17 milioni di abitanti, L.A. non è sovraffollata come Hong Kong o Manhattan».

In Val Taleggio, però, non le sarebbe mai successo di partecipare a un vernissage e ritrovarsi a scambiare quattro chiacchiere con un certo Brad Pitt. «Vivo a Hollywood e, con un gruppo di colleghi, eravamo andati a conoscere il jazz club appena disegnato da un comune amico ghanese. A un certo punto spunta lui: bello come il sole, tutti rimasti di sasso. È risaputo il suo interesse per l’architettura: in effetti, si è avvicinato per farsi spiegare per filo e per segno il progetto. E, come una persona qualsiasi, mi ha detto: “Piacere, Brad”. E io: “Piacere, Ilaria” ».

Nostalgia dell’Italia ne ha mai? «Tornando spesso, non faccio in tempo ad averne. Ma mi manca il cibo: le caldarroste, ad esempio, o le chiacchiere. I primi anni facevo scorte di taleggio da portare negli Stati Uniti, però ho smesso: il viaggio altera molto il sapore. Eppure compare nel menù di molti ristoranti, così come lo Strachitunt, che servono nei posti più “in”. E, per spiegare da dove vengo, non ho bisogno di lunghe spiegazioni: dico che sono di San Pellegrino e loro sgranano gli occhi ammirati».

Il futuro? «Chissà. I miei affetti sono in Italia e da poco ho iniziato una relazione a distanza con una persona che vive lì. Paura che non duri? Niente affatto. Volere è potere: se ho imparato qualcosa in 20 anni in California è la positività. Altro che il pessimismo orobico!».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con Brembo S.p.A. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: bergamosenzaconfini@ecodibergamo.it.


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