Dalla Cina alla Polonia
con ben due famiglie

«La famiglia è la culla dell’umanità e la patria del core» scriveva Giuseppe Mazzini nel suo «Dei doveri dell’uomo». Un principio così universale da risultare attuale anche a distanza di 150 anni, tanto da calzare a pennello per raccontare la storia di Lorenzo Paruta, 50 anni, bergamasco, da una decade in giro per il mondo, tra Cina e Polonia come dirigente Brembo.

Nel suo caso le famiglie sono due. Una, quella vera, composta dalla moglie Stefania e dai figli, Andrea 12 anni, e i gemelli Sara e Francesco, di 10. L’altra, quella lavorativa, in seno alla quale è cresciuto negli ultimi 22 anni, passando dall’essere impiegato a direttore di stabilimento a Czestochowa, Polonia, un centro che conta 590 dipendenti.

La sua vita da «bergamasco senza confini» ha inizio nel 2007, quando la «famiglia 2» gli chiede se sia interessato a trasferirsi per quattro anni a Nanjing, in Cina. Paruta prende tempo, ma la moglie ha già le valigie pronte: «Per lei, laureata in Lingue e letterature orientali a Venezia, era un sogno che diventava realtà. E se c’è qualcosa che ho imparato in questa esistenza raminga è che il bene più importante, per un espatriato, è avere come punto di riferimento i propri cari: sono la sola àncora in grado di fornire stabilità mentale e professionale. Perché vivere lontani da casa significa che qualsiasi sciocchezza legata alla quotidianità si rivela complicata: anche solo fare la spesa al supermercato o capire quello che ti sta dicendo il medico. Insomma: è tutto intricato e servono tolleranza e adattabilità. Inoltre ho il vantaggio di lavorare per una azienda che propone sempre di emigrare con la famiglia, perché sa bene che la serenità di un dipendente è strettamente legata al poter avere al proprio fianco gli affetti».

Il lungo rapporto tra Paruta e la Brembo ha inizio nel 1994: si occupa inizialmente di sistemi di montaggi, lavorazioni, per poi passare all’area tecnico-commerciale. È quella la posizione che ricopre quando gli viene offerto di andare in Asia. «Un’esperienza incomparabile, poiché si trattava del lancio di un nuovo polo produttivo. Incredibile, seppur faticosa, sul piano privato. All’epoca i gemelli avevano due anni e mezzo: erano ancora troppo piccoli per poter essere ammessi alla scuola internazionale, così frequentarono un anno in un asilo dove si parlava solo cinese! L’integrazione con la gente del posto non è facile: di fatto vivevamo in una sorta di mondo parallelo formato da occidentali che comunicavano in inglese. Per fortuna, nel quotidiano, per le questioni private, mia moglie non aveva difficoltà a comunicare in cinese, e si poteva sempre contare sull’azienda per questioni più complicate. Non dimenticherò mai alcune situazioni paradossali: come la visita all’ospedale di Nanjing, con il personale medico che fumava nei reparti e le barelle in mezzo ai corridoi; o lo stupore che generava la visione dei nostri bambini, biondi con gli occhi azzurri: ci fermavano in continuazione per strada per toccare i loro capelli e farsi delle foto con loro! Avevano imparato a dire Bu Yao, non voglio!».

Nel 2012 il ritorno a Bergamo. Paruta dirige lo stabililmento Bsccb – joint venture tra il gruppo di Bombassei e la tedesca Sgl – con sede a Stezzano. I suoi figli fanno appena in tempo a migliorare l’italiano – nel frattempo il loro idioma di riferimento era diventato l’inglese – che arriva la proposta di una nuova avventura: questa volta in Polonia. «Non ho esitato un secondo: lavorare all’estero offre degli stimoli enormi sotto ogni punto di vista, per di più si tratta di un impianto molto importante, poiché è stato il primo inaugurato da Brembo fuori dai confini italiani e ha un grande know-how. E, poi, diciamocelo: quando hai vissuto in Cina, sei pronto a tutto!» conclude ridendo.

Altre valigie, altro biglietto di sola andata: direzione Czestochowa. «Ma considerato che al di fuori del famoso Santuario della Madonna Nera, la città non offre un granché, la base della mia famiglia è Cracovia – a due ore di auto – che è anche la città più vicina con una scuola internazionale più simile a quella già frequentata. Io li raggiungo il fine settimana o, se gli impegni lo permettono, anche prima. Cracovia è una città universitaria molto vivace, con una vasta offerta turistica e culturale e i suoi musei – come quelli dislocati nel resto del Paese – sono ben attrezzati con pannelli in inglese. I più moderni, interattivi, sono molto amati anche dai più piccoli».

Una lingua necessaria, spiega, considerato che il polacco è a dir poco ostico «ancora più complesso del cinese, sostiene mia moglie. Ha una grammatica complicata e ammetto che, ad eccezione di piccole parole chiave, nessuno di noi lo parla. Fortunatamente, la maggioranza delle persone polacche, in particolare al di sotto dei 40 anni domina un inglese invidiabile».

«Comunque, il primo passo per integrarsi tocca a noi – prosegue –. Nel nostro caso, la pratica di uno sport agonistico come il nuoto, per i nostri figli ha rappresentato un elemento di continuità e sicurezza nella loro vita, dalla Cina all’Italia e, infine, alla Polonia. Puntare su ciò che unisce piuttosto che sulle difficoltà».

I polacchi, aggiunge, sono davvero un popolo accogliente e disponibile. «Si percepisce subito il loro forte sentimento religioso, così come aleggia ancora la presenza di Papa Wojtyla. Basti pensare che in ditta abbiamo un crocifisso appeso all’interno di tutti i reparti. Questo aspetto si ripercuote positivamente anche sul fronte professionale: i polacchi sono estremamente corretti, professionali, rispettano materiali, attrezzature e uniformi in maniera esemplare». Ma come vivono i 590 dipendenti la loro appartenenza a una multinazionale italiana? «Con estremo orgoglio e difficilmente danno le dimissioni. Del resto, vedono che Brembo è una realtà in continua crescita, che offre salari adeguati, sempre pronta a investire e sensibile anche in termini ambientali. Senza contare che, in tema di sicurezza sul lavoro, ci atteniamo a protocolli italiani, ben più rigidi e attenti di quelli locali che sono in fase di cambiamento. Ogni anno, in occasione dei Brembo Awards, ai dipendenti che avanzano le migliori idee viene riconosciuto un premio speciale. Ogni anno una rappresentanza dei vincitori viene portata in visita al quartier generale di Stezzano: rimangono sempre folgorati dall’azienda, nonché da Città Alta».

Ma, come ogni espatriato, anche Paruta ogni tanto soffre di «saudade». Non per la cucina perché, spiega, la moglie è un’ottima cuoca, ma «per il cielo azzurro! Può sembrare un’esagerazione, ma in Polonia è sempre plumbeo: se esce un raggio di sole, scompare in un batter d’occhio, a causa dell’assenza di montagne. Sono iscritto alla newsletter de “L’Eco di Bergamo”: mi fa sentire più vicino alla mia città e soprattutto sempre aggiornato. Però, lo ammetto: ogni volta che atterro a Orio e mi guardo intorno, strabuzzo gli occhi ammirato e mi dico: “Ecco perché gli stranieri lo chiamano il Bel Paese!”».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con Brembo S.p.A. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

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