Ha portato Pirelli in Cina Ora guida il gruppo per l’Asia-Pacifico
Giuseppe Cattaneo

Ha portato Pirelli in Cina
Ora guida il gruppo per l’Asia-Pacifico

Giuseppe Cattaneo, 48 anni, di Calusco d’Adda, vive a Shanghai, in Cina, ed è amministratore delegato di Pirelli per l’area Asia-Pacifico. Originario di Calusco d’Adda, a buon diritto può essere considerato un vero e proprio pioniere dei bergamaschi nel mondo.

Era infatti il 1994 quando, in un contesto completamente diverso da quello che spinge oggi molti giovani a partire per andare a lavorare all’estero, dopo aver frequentato le scuole superiori al Collegio Celana ed essersi laureato in Economia e Commercio all’Università di Bergamo è partito alla volta di Hong Kong, in Cina. Il suo è il prezioso racconto di chi è stato testimone delle enormi trasformazioni dell’Estremo Oriente degli ultimi vent’anni. «Sono partito per la Cina – spiega Giuseppe Cattaneo – per fare uno stage nell’azienda del papà di un mio compagno di università. Nel ’94-’95 per il mondo l’Estremo Oriente e la Cina esistevano già, ma non erano una realtà molto conosciuta sebbene andassero forte. Avevo capito che c’erano grandi opportunità in quel mondo così diverso dal nostro e così stimolante. Tuttavia – precisa – dopo questa prima esperienza rientrai in Italia con l’idea di non tornarci più. Le cose cambiarono in fretta: iniziai a lavorare a Milano per un’azienda del gruppo Montedison che si occupava di chimica farmaceutica, impegnato nel controllo finanziario, e poco dopo mi venne chiesto di andare a lavorare in Cina. Nel 1999, poi, il direttore generale mi mise a capo delle attività dell’azienda in Cina».

«Nel 2003 – continua però Giuseppe – vista la cessione della divisione chimica della Montedison, da astro nascente (ero diventato uno dei suoi più giovani dirigenti) mi ritrovai senza gruppo. Nel 2004 entrai quindi in Pirelli che da tanti anni voleva sbarcare in Cina. Mi inserii in questo progetto e nel 2005 tornai qui per seguire l’iniziativa Pirelli nel ruolo di Amministratore delegato (Ceo) del settore Asia-Pacifico: in pochi anni costruimmo cinque fabbriche. Nel 2011 mi trasferii in Ferrari con lo stesso ruolo e lavorai tre anni a Singapore, nel Sud-est asiatico. Nel 2014, sempre ricoprendo questa posizione, rientrai infine in Pirelli, che di fatto oggi è controllata da una società cinese».

Dopo aver raggiunto posizioni di vertice in società che hanno reso grande il nome dell’Italia nel mondo e aver lavorato a fianco di imprenditori e manager del calibro di Marco Tronchetti Provera e Luca Cordero di Montezemolo, Giuseppe Cattaneo gestisce oggi una realtà fatta di 5.000 persone, con circa un miliardo di euro di fatturato all’anno e stabilimenti e uffici in tutta l’Asia. «Produciamo e vendiamo pneumatici dai 17-18 pollici in su, destinati a moto e auto ad alte prestazioni, vetture di alta gamma. Abbiamo di fronte un mercato molto proficuo, che negli anni è cresciuto a ritmi vertiginosi».

Giuseppe ha osservato i cambiamenti che hanno attraversato la Cina: «Quella cinese – spiega – è oggi un’economia in transizione. Dopo un periodo di crescita esponenziale (anche del 10 per cento l’anno), ora la sfida di questa parte del mondo è quella di imparare a crescere meno in fretta, attestandosi intorno al 6 per cento, una cifra comunque astronomica per noi occidentali. Per questo anche la mentalità cinese sta cambiando, e in questo processo le competenze europee tornano utili, perché da anni gli europei sono abituati a combattere per conquistare una piccola quota di mercato. Siamo dunque in presenza di un contesto decisamente positivo per le imprese straniere che siano capaci di portare tecnologia e capacità di produrre in modo efficiente. Tutto ciò è interessante, e dimostra che la Cina cambia di continuo».

«Certo – aggiunge – la Cina più profonda è ancora molto povera e arretrata: la povertà è però vissuta con grande dignità e c’è sempre il sogno di conquistarsi il successo, un po’ all’americana. Lo status di vita generale negli ultimi 40 anni è comunque migliorato enormemente. La mobilità sociale è elevata, la motivazione è forte, il Paese ha un livello di imprenditorialità alto, e il suo è forse il popolo più imprenditoriale del mondo: ognuno dei 5.000 dipendenti cinesi di Pirelli sogna di mettersi un giorno in proprio».

Oggi Giuseppe vive nella città cinese di Shanghai «ma sono continuamente in viaggio per lavoro – precisa –. Prendo dai 60 agli 80 voli all’anno, mi sposto tra Pechino, Singapore, Giacarta, Tokyo, e torno spesso a Milano. Sono in Italia praticamente ogni mese per due o tre giorni. Ormai sono abituato al jet lag, ho i miei trucchi per affrontarlo. Non nego – commenta raccontando la sua esperienza in Estremo Oriente – che fino a qualche anno fa qui si viveva una vera e propria vita di frontiera, perché la diversità culturale era enorme. Ora invece, grazie allo sviluppo delle comunicazioni e a Internet le distanze si sentono di meno, ma la differenza culturale rimane comunque molto ampia. In Cina si sente profondamente il fatto di essere stranieri, diversi, a partire dalla complicatissima lingua».

A Shanghai Giuseppe vive insieme alla moglie Elena, ex modella russa conosciuta nel 2002 e con cui si è sposato nel 2008, e ai figli Leonardo di 7 anni e Federico di 6. «Ogni volta – spiega Giuseppe – sono pronto ad andarmene dalla Cina, ma alla fine rimango sempre. Di certo non voglio rimanere per sempre in Asia. Tornerò in Italia che è bellissima e che voglio far conoscere ai miei figli. Ogni estate passano già tre mesi in vacanza a Rapallo, dove ho una casa, mentre io faccio il pendolare tra loro, Shanghai e Milano. Non voglio che perdano la propria identità. Tutti e due – tiene a sottolineare in conclusione Giuseppe – sono rigorosamente tifosi dell’Atalanta: hanno una collezione della prima, seconda e terza maglia delle ultime tre stagioni. Da Shanghai seguiamo le partite, ma quando posso li porto allo stadio di Bergamo per vederla giocare».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: bergamosenzaconfini@ecodibergamo.it.


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