Io a Milwaukee
alla Harley Davidson

A 16 anni la sua prima moto, un’Aprilia SR50. Gli serve per coprire il tragitto casa - scuola: da Zanica dove vive, al liceo scientifico «Lussana» a Bergamo. Quel veicolo rappresenta per Luca Sangaletti, oggi ventinovenne, il compagno di viaggio ideale anche per gli anni a seguire, durante l’università.

Io a Milwaukee alla Harley Davidson
Luca Sangaletti

Ogni giorno raggiunge per tempo la stazione e sale sul treno che lo porta a Milano dove frequenta la facoltà di Ingegneria meccanica al Politecnico. Ed è proprio il suo motorino che gli fa scoprire la passione per i motori. Una passione talmente grande da determinare la scelta del suo percorso di studi e a portarlo un giorno a volare negli Stati Uniti e lavorare per una leggenda come la Harley Davidson per conto di Brembo Spa.

«Al quinto anno di università – racconta Luca Sangaletti –, mi giunge, inaspettata, la proposta per una tesi con inserimento temporaneo nel mondo del lavoro, nel settore dei motori e… che motori! Il periodo di tirocinio mi viene offerto, nientemeno che presso la Gestione sportiva Ferrari e mi impegna da luglio del 2010 al marzo del 2011, anno in cui mi laureo. Un’esperienza da sogno, entusiasmante seppur impegnativa, che ha lasciato una profonda impronta in me».

Dopo pochi mesi dalla laurea, precisamente a giugno, viene assunto dalla Brembo Spa, l’azienda bergamasca leader mondiale nel settore per la tecnologia degli impianti frenanti e fornitrice dei più importanti costruttori mondiali di auto e moto. Tanto che nel 2004 – ci tiene a sottolineare – l’azienda riceve il riconoscimento del XX Compasso d’oro per il design con questa motivazione: «Se non fosse un freno ad alte prestazioni sarebbe una scultura degna di qualunque Museo d’arte moderna».

Sangaletti ha inizialmente l’incarico di ingegnere di progetto per Triumph e Bmw moto, da svolgere nella sede di Curno, a due passi da casa sua. Luca non sperimenta, dunque, quella sensazione di spaesamento, di frustrazione, comune oggi a molti giovani purtroppo, che nasce dal non riuscire a trovare un posto di lavoro e, men che meno, un incarico stabile, stimolante e inerente al percorso di studi fatto.

Luca è un tipo tosto, determinato, non ha paura dei sacrifici ma, soprattutto, ha ben chiari gli obiettivi che vuol raggiungere nella vita. Tanto che, per esaudire un altro suo desiderio, inizia a tessere un piano per trasferirsi in America come referente della ditta per cui lavora e, guarda caso, nella sede della Harley Davidson motor company, la famosa casa motociclistica statunitense, uno dei maggiori clienti di Brembo.

«Sono nato con la camicia, come recita un vecchio modo di dire» scherza Luca. La dea bendata, forse, ha avuto un occhio di particolare riguardo per lui, ma ascoltare Luca ci ha convinto che ha saputo metterci del suo. Ci vogliono circa due anni per organizzare la partenza, che avviene nel 2014, giusto il tempo che serve al tecnico che l’ha preceduto di terminare il suo percorso lavorativo nella sede americana e tornare in Italia, non senza prima avergli passato le consegne.

«La settimana prima di partire parenti e amici, a sorpresa, organizzano una festa per salutarmi e farmi gli auguri – ricorda –. Sono in tanti. Vederli mi commuove e fa vacillare la mia decisione. Mi assalgono mille dubbi, ma poi prevale la voglia di vivere il sogno che da anni cullavo e che da sempre era noto anche ai miei genitori. Da tempo, anch’essi conoscevano le mie intenzioni e si aspettavano, nonostante sia figlio unico, questo epilogo che rappresentava la realizzazione anche di un loro desiderio» racconta.

È a Milwaukee che si trasferisce, bellissima città dello Stato del Wisconsin, affacciata sul lago Michigan, 600 mila abitanti circa, dove si trova il quartier generale della casa motociclistica nel quale avrebbe lavorato per i successivi tre anni come resident engineer.

«Parto il 30 agosto convinto di iniziare il primo settembre – racconta – ma, arrivato negli Usa, scopro che quello era il giorno in cui in America si celebra il Labour day, l’equivalente del nostro Primo maggio per intenderci, così… mi ritrovo già in vacanza, senza aver ancora preso servizio. La mattina scopro che il presidente Barack Obama terrà un discorso proprio a Milwaukee e non voglio perderlo. Ricordo e ricorderò quell’evento con emozione, come un pezzo di storia che mi è passato davanti».

«Il ruolo che oggi ricopro – spiega poi – è quello di essere un dipendente Brembo in territorio Harley. È un modo per essere vicini al cliente e supportarlo quotidianamente nello sviluppo dei progetti, per conoscere e capire come funziona l’azienda e, di conseguenza, per cercare di soddisfare tutte le sue esigenze». Si occupa ancora dello sviluppo del prodotto ma, adesso, è il referente principale per l’area tecnica; rappresenta, cioè, l’azienda fornitrice italiana che interagisce direttamente con il cliente Harley Davidson.

«All’inizio non sei conosciuto – spiega – così devi impegnarti per costruirti una certa credibilità. A poco a poco, con determinazione, sono riuscito a guadagnare la fiducia e a integrarmi con i differenti team con cui sono in contatto. Giorno dopo giorno ho cercato le soluzioni per soddisfare al meglio le richieste che mi venivano rivolte, sia in prima persona che con l’aiuto dei colleghi italiani con cui sono costantemente in contatto. C’è voluto un po’ di tempo per ambientarmi: contrariamente a quello che si crede gli americani sono abbastanza riservati. In ufficio, tuttavia, si respira la consapevolezza di dover dare il meglio di sé per contribuire a scrivere la leggenda che il marchio HD rappresenta per molti estimatori. Vivere là mi ha fatto capire che l’America non è come appare in televisione, c’è anche l’altro lato della medaglia ed è proprio stando dall’altra parte che impari a rivalutare quello che ti offre l’Italia. Quando ti appresti a partire, poi, non solo devi avere una grande motivazione e un grande entusiasmo. Sono la passione per un lavoro che ti piace, il desiderio di fare quello che ami, la voglia e la consapevolezza di crescere professionalmente che ti fanno alzare la mattina con il sorriso e il desiderio di raggiungere presto il tuo ufficio, carico di energia. E in questo modo riesci a sopportare la lontananza dalla famiglia, dagli amici e soprattutto dalla mia fidanzata a cui sono legato da sei anni».

Quando non lavora a Luca piace seguire il basket e il calcio (da buon Interista), due sport che già lo appassionavano in Italia, e si diverte a giocare in una squadra di calcio locale, la Fc Milwaukee Brewers. Di moto ne ha già tre ma non ancora una Harley Davidson. Ma c’è da credere che non si fermerà al distintivo sulla t-shirt di ordinanza in azienda.

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con Brembo S.p.A. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

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