«Qui alle Hawaii si lavora per vivere. Non il contrario»
Gianluca Fogaroli con la moglie Carmen

«Qui alle Hawaii si lavora
per vivere. Non il contrario»

Per la sua natura selvaggia e incontaminata, Spielberg l’ha scelta come location ideale per girare «Jurassic Park» e «I Predatori dell’Arca perduta» con Indiana Jones: Kauai, detta anche l’isola giardino, è la più antica e rilassante località dell’arcipelago hawaiano, dove convivono una varietà di climi e ambienti naturali impareggiabili: «Sembra di stare in paradiso: è un’isola verdissima che cresce a passo lento – conferma il bergamasco classe ‘69 Gianluca Fogaroli, mentre sorseggia il suo caffè rigorosamente ristretto –. Si va dalla foresta pluviale alle aspre montagne, dal grand canyon del Pacifico a cascate e verdi vallate con fiumi navigabili, fino alle numerose spiagge dal mare cristallino».

In questo remoto angolo di Eden, il pontidese è in pianta stabile dal 2009 con la moglie americana Carmen, e gestisce un’impresa di pulizie nel settore delle case-vacanze. Lo spirito calmo e sereno dell’isola gli è entrato nel sangue: «La cosa particolare è il valore dato all’esistenza: si lavora per vivere, non il contrario. Così, viene naturale ritagliarsi ogni giorno almeno qualche ora da dedicare a se stessi. I ritmi sono molto legati al sole che sorge e cala dietro l’orizzonte: in molti vanno a letto appena arriva l’oscurità, intorno alle 21,30. Vivere con un clima tra i più belli del mondo – si va dai 24 ai 29 gradi – a stretto contatto con la bellezza della natura, mi ha fatto trovare la giusta dimensione».

Gianluca conosce bene il tran-tran lombardo: «Sono cresciuto a Pontida e mi sono diplomato all’istituto Pesenti; non ho mai fatto il perito elettronico, ma ho lavorato per quasi 20 anni nel campo delle scaffalature industriali come responsabile commerciale. Nel 1998 ho conosciuto quella che sarebbe diventata mia moglie: al tempo Carmen, originaria di Los Angeles, insegnava inglese in una scuola bresciana. Nel 2000 sono venuto per la prima volta a Kauai per il matrimonio di sua sorella gemella Michelle e mi sono innamorato di questo incanto, ma non avrei mai pensato di venirci a vivere». Poi, nel tempo, qualcosa è cambiato: «La crisi in Italia ancora non era arrivata, ma c’era un dato incontestabile: ogni anno, per raggiungere lo stesso traguardo commerciale si doveva dare sempre di più; l’asticella della performance era in continua salita e il lavoro era diventato qualcosa di troppo invasivo. Volevo cambiare vita. Nel 2005 ho sposato Carmen; nel frattempo mio padre aveva bisogno di costante assistenza e non me la sentivo di partire; nel 2007 purtroppo ci ha lasciato, e a quel punto abbiamo cominciato a pianificare il nostro progetto di vivere alle Hawaii; ottenuta la Green card (la carta di soggiorno ndr) siamo atterrati qui nel gennaio 2009».

La cognata e il rispettivo marito avevano un’impresa di pulizie a Kauai e per qualche mese Gianluca ha lavorato per loro: «Ho imparato cosa voleva dire dedicarsi alla gestione delle case-vacanze per americani; sono molto pretenziosi: quando si tratta di un servizio deve essere tutto perfetto, anche una tazza leggermente fuori posto può creargli uno scompenso. Poi, ho aperto una ditta tutta mia; sono partito con la gestione di tre case, ampliando nel tempo il raggio d’azione: ora ho cinque dipendenti; mia moglie invece lavora come traduttrice di italiano e francese».

Un’abissale differenza con l’Italia è l’agile burocrazia: «È un ventesimo rispetto alla nostra: per avviare l’attività in proprio sono bastati dieci minuti di procedure via computer, comodamente seduto da Starbucks; il giorno seguente ho pagato 30 dollari di tasse in un ufficio statale e 24 ore dopo ero abilitato a fatturare». A livello sociale, invece, la maggiore difficoltà è sapersi adattare a una cultura di stampo americano orientata alla convenienza individuale: «Da bergamasco, ho sempre avuto un forte senso di comunità che pone al centro le persone; qui invece i rapporti di amicizia restano in generale più leggeri, c’è una grande mobilità lavorativa e la gente si fionda dove c’è il business. Io e Carmen siamo riusciti comunque a creare saldi legami con una nicchia di persone: un mezzo utile per socializzare è stato sicuramente il cibo. Ad esempio, facciamo dei grandi picnic in spiaggia, condividendo le prelibatezze trasportate in quelle borse frigo giganti tipicamente americane».

La classica giornata di Gianluca si snoda tra la cura delle sue bestiole, il lavoro e momenti di relax: «Appena svegliato mi occupo degli animali: abbiamo una casa non distante dal mare con 900 metri quadri di terreno, dove scorrazzano anatre e galline; ci sono poi una cagnolina americana di nome Bianca e la gatta Cookie, l’altra bergamasca della famiglia: è nata a Petosino 14 anni fa ed è ancora in forma smagliante». Scatta in seguito il momento «I-Holes»: «È un neologismo americano per prendere in giro le persone talmente concentrate sul proprio smartphone che non si accorgerebbero nemmeno dell’arrivo di un uragano: io guardo l’”Eco online”, mia moglie i giornali americani e “Le Monde”. Poi mi metto al pc per controllare le e-mail dei clienti e gli impegni vari. Arrivate le 10 raggiungo i miei dipendenti e mi occupo delle zone esterne delle case; tutto deve essere finito e preparato per l’ora del check-in intorno alle 15,30. A quel punto, inizia la parte della giornata per dedicarmi a me stesso: oggi, ad esempio, ho giocato più di due ore a tennis; poi si torna a casa ed è già tempo di preparare la cena. In certi supermarket bisogna stare all’occhio: ci sono prodotti che sembrano derivati dalla plastica; per fortuna i mercati allestiti direttamente dai contadini offrono produzioni fresche e genuine. Quando fai una vita come questa, le giornate volano».

Le attività a stretto contatto con la natura sono numerose: «Io e Carmen amiamo fare lunghe camminate con il cane, goderci le grandiose spiagge dove la persona più vicina è a 20 metri e fare snorkeling in questo mare-piscina: ho avvistato tartarughe, delfini, foche e pesci coloratissimi. Ci ho provato con il surf, ma per ora la tavola la utilizzo per risalire i fiumi dell’isola. Da novembre ad aprile, invece, c’è un appuntamento fisso con gli amici: ogni martedì andiamo su una scogliera aperta sull’oceano per avvistare le balene». Un pensiero va alle radici mai scordate: «Anche con la doppia cittadinanza, mi sento italiano nel midollo: nel bel mezzo del Pacifico siamo identificati come persone amichevoli, piacevoli, solari. Sono legato non a doppio, ma a quintuplo filo alla mia terra e purtroppo riuscirò a tornarci solo la prossima primavera: lì ci vivono mia mamma Bambina di 83 anni, i miei due fratelli e gli amici di una vita. In Italia potrei tornare a viverci quando i segni dell’età si faranno sentire, magari con la pensione, per riposare a Pontida».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: bergamosenzaconfini@ecodibergamo.it.


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