Furto in convento

Furto in convento

Comprendo bene che a Roma abbiano problemi più urgenti, come quello del capitano della squadra di calcio, ma ogni tanto qualcuno dovrebbe preoccuparsi di buttare un occhio al lavoro svolto dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca.

Costui, apparentemente libero dai complicati tiranti politici che intralciavano i movimenti degli amministratori precedenti, sta rivoltando qualche antico sasso della capitale scoprendo, sotto, situazioni non proprio edificanti.

O forse giustappunto edificanti, se ci si riferisce al significato immobiliare del termine. Tanto per fare un esempio, Tronca ha scoperto che una signora di 42 anni viveva in un appartamento di 110 metri quadri in una casa popolare nell’area Nord della città nonostante risultasse proprietaria di «due immobili e due supermercati nella provincia di Roma». La titolarità di «due supermercati» mi sembra, così a occhio, un tocco inedito nella lunga e articolata storia dell’usurpazione dei privilegi in Italia. In ciechi dalla vista d’aquila ci siamo imbattuti spesso, in malati a convenienza di ferie anche più di frequente. Un’imprenditrice bisognosa d’alloggio a prezzo calmierato potrebbe essere una novità ma, dopo tutto, perché no?

Eppure, chiamatemi ingenuo, ma non posso fare a meno di chiedermi a quale potente silenziatore della coscienza la signora doveva far ricorso ogni volta che girava la chiave nella porta d’ingresso del suo appartamento popolare sapendo che, risolto il problema della casa, quello di riempire il frigorifero non si sarebbe neppure presentato, visto che i generi alimentari era abituata a trattarli all’ingrosso. Immagino però che quando sromai arraffa e si approfitta il senso del paradosso, come quello della vergogna, finiscano per diluirsi. Anzi, magari la signora avrà trovato ragione per compiangersi: «Se solo avessi tre supermercati invece di due, potrei permettermi una casa popolare più vicina al centro. Ma che cosa posso farci? Tocca rubare quel che passa il convento».


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