La pioggia spietata

La pioggia spietata

Scoppi, tremori, lampi, persiane che sbattono e uno scroscio interminabile, crescente al punto da far temere un catastrofico climax. La pioggia di ieri sembrava la perfetta colonna sonora dell’inquietudine di un luglio che non dimenticheremo facilmente. Di colpo, il temporale è parso, più che profetico, funebre.

Un’impressione, quella meteorologica, sulla quale grandi scrittori hanno molto giocato ma che in questi giorni abbiamo vissuto per davvero, senza la mediazione della parola stampata. Per esorcizzare un po’ questa cupezza, propongo di tornare alle atmosfere della pioggia letteraria.

Non è una fuga dalla realtà, credo: la percezione di certi autori ci aiuta sempre a scendere a patti con noi stessi. Una delle più belle storie sulla pioggia è, appunto, “Pioggia” di W. Somerset Maugham, un racconto lungo in cui due coppie di viaggiatori di Prima classe si ritrovano loro malgrado a dover sbarcare a Pago Pago, nelle Samoa: la loro destinazione finale, Apia, è preclusa a causa di un’epidemia di colera. Le coppie muovono il racconto ma è la pioggia ad assumere il ruolo di protagonista: paziente e solenne - a differenza degli uomini - finisce per piegare i destini.

Così Maugham la descrive, attraverso gli occhi di un personaggio: «Il dottor Macphail guardava la pioggia. Cominciava a dargli sui nervi. Non era la pioggerella inglese, che cade gentilmente sulla terra; era una pioggia spietata, in qualche modo terribile: ci sentivi la malignità delle forze primordiali della natura. Non cadeva, fluiva. Era un diluvio celeste, e batteva sul tetto di lamiera con un’insistenza esasperante. Sembrava animata da un’intima rabbia. E a volte ti veniva da urlare perché smettesse, e poi d’un tratto ti sentivi impotente, come se ti si fossero d’improvviso ammollite le ossa, ed eri impotente e scoraggiato».

Sembrerà vano, ma su un brano come questo si possono impostare propositi utili alla vita reale. Uno su tutti: resistere, meglio dello sfinito dottor Macphail, alla pioggia spietata che cade sulle nostre teste.


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