L’ultima alba

L’ultima alba

«Questa notizia arriva da Ancona: «Non ha resistito alla tentazione di trascorrere in allegria il sabato sera e così, vestito di tutto punto, pur stando ai domiciliari, è uscito in piena notte per recarsi in un locale notturno. Per l’occasione aveva deciso di indossare pantaloni e camicia anni Ottanta, proprio come si usava all’epoca della “Febbre del sabato sera”... Ma non aveva fatto i conti con gli agenti delle Volanti, che l’hanno riconosciuto e arrestato sorprendendolo sulla pista da ballo alle 4 di notte».

Nel riferire la storia di cui sopra, l’Ansa azzarda un titolo che supera la citazione cinematografica del testo e tira in ballo direttamente il personaggio: «Vestito alla Tony Manero evade gli arresti». È ovviamente buona cosa che gli agenti abbiano riacciuffato il signore - un trentenne arrestato in seguito a un’indagine sullo spaccio di cocaina - ma il sottoscritto, che non vive ad Ancona, e troppo spesso lascia che sia la sua immaginazione a evadere dai domiciliari, non poteva negarsi un brivido (di felicità? di nostalgia? di che altro?) nel sentir nominare il personaggio che rese famoso John Travolta. Questo, non tanto per devozione dell’attore americano (la cui carriera, va detto, è stata poi salvata da Tarantino: «Appena prima di “Pulp Fiction” - ama ricordare il regista - aveva girato “Senti chi parla 3”»), quanto per concordanza sentimentale con un’epoca, quella della “Febbre del sabato sera”, in cui Tony Manero, agli occhi di noi adolescenti, pareva la sintesi di uno che sapeva il fatto suo e il relativo disco dei Bee Gees rappresentava la colonna sonora che ci avrebbe permesso di farcela nella vita: bastava tirar su il colletto e accennare a qualche strascicato passo di danza.

Non è andata così, c’è voluto dell’altro per cavarsela, ma, insomma, alla lettura della notizia di cui sopra era fin troppo facile, per me, immaginare che in fuga non fosse affatto uno spacciatore di piccolo cabotaggio, ma un fantasma della mia giovinezza in cerca, alle 4 del mattino, degli anni Ottanta. Per poi ballare fino all’ultima alba.


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