Seconda fase

Seconda fase

Semmai riusciste a trovare, nella vostra giornata occupatissima, un minuto libero, una buona idea sarebbe di guardare in Rete le immagini dei restauri appena portati a compimento in cinque “domus” di Pompei. C’è davvero di che restare meravigliati: le antiche abitazioni romane sono state riportate al loro storico fulgore grazie a un lavoro ammirevole, che non si è limitato a rimettere in sesto muri e pavimenti, ad aggiustare gli affreschi e a spolverare le strade.

I giardini e i cortili interni sono stati arredati con piante e fiori, esattamente le stesse specie di piante che facevano ombra agli antichi abitanti della città e le stesse varietà di fiori tra i cui petali essi affondavano il naso. All’inaugurazione, l’archeologa Grete Stefani ha spiegato: «Grazie alla lava lasciata dal Vesuvio è stato possibile scavare nei giardini e trovare residui organici delle piante. Così con l’analisi pollinica sappiamo con precisione dove fossero e soprattutto di cosa si trattasse». Rimetterle al loro posto, quasi duemila anni dopo, è stato di conseguenza un gioco da ragazzi.

Riferisco tutto questo con grande trepidazione - perfino troppa per la mia età esposta a rischi cardiovascolari - perché Pompei è di importanza unica: nulla del genere esiste nel resto del mondo. Quella che fu una mostruosa tragedia si è mutata nei secoli in un miracolo della ricerca scientifica, storica e artistica: una città romana perfettamente conservata sotto la lava.

La notizia del recupero di una parte di essa,deve dunque entusiasmarci. Fino al momento, almeno, in cui si insinuerà in noi la consapevolezza di cosa sta per accadere. Finita la fase del “recupero”, nella quale siamo bravissimi, incomincia quella di “tutela” che, diciamolo pure, è il nostro punto debole. Una spirale discendente nella quale alla burocrazia seguirà l’incuria, poi l’assemblea sindacale, quindi il turista vandalo, la camorra, il furto su commissione, la frana, l’assessore corrotto, il ministro inetto e infine, da accogliersi quasi come il misericordiosa, un’altra eruzione del Vesuvio.


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