Giovedì 24 Dicembre 2009

Piani di Artavaggio, dopo 20 anni
riapre il rifugio «Casari nuovo»

Era chiuso da almeno vent’anni il rifugio «Angelo Casari», a 1.700 metri dei Piani di Artavaggio. Entro fine anno riaprirà i battenti, rinnovato, grazie ai fratelli Achille, 24 anni, Ruggero, 26 e Giacomo, 30, con il papà Rocco, 56, di San Giovanni Bianco. Una riapertura, per i tre fratelli, nel ricordo della mamma Beatrice, scomparsa sei anni fa e del nonno, quell’Angelo Casari che, ai Piani di Artavaggio, costruì il rifugio negli Anni Sessanta e ancora oggi è conosciuto come l’«alpino del Polo».

Casari nacque nel 1907 a Concenedo, piccolo borgo della Valsassina, nel Lecchese. Durante il periodo di leva, nel 1928, fu selezionato per prendere parte alla spedizione verso il Polo Nord del dirigibile Italia, guidata dal generale Umberto Nobile. «Ma poi non si imbarcò – raccontano i nipoti – poiché dovette cedere il posto a un giornalista che ebbe il compito di documentare l’impresa. Il nonno fu però scelto successivamente per far parte della squadra di soccorso guidata dal generale Gennaro Rosa alla ricerca dei sopravvissuti della spedizione».

Casari, appassionato di montagna, costruì proprio ai Piani di Artavaggio, nel comune lecchese di Moggio, al confine con Taleggio, due rifugi: oggi il «Casari vecchio» è ancora aperto ed è gestito privatamente da un gruppo di escursionisti mentre quello più recente era chiuso da una ventina d’anni. «Nostro nonno si sacrificò per costruirli – spiega Achille Galizzi – in un periodo in cui tutto il materiale doveva essere portato in quota a mano o con i muli. Da quando è stato chiuso, insieme allo stop degli impianti di risalita, il rifugio "Casari" è rimasto abbandonato e ormai in una situazione difficile. Ci dispiaceva vederlo in quelle condizioni e così abbiamo pensato di poterlo riattivare».

Un «sogno» che li ha visti impegnati tutta la scorsa estate, periodo durante il quale i fratelli Galizzi (insieme al papà gestiscono a San Giovanni Bianco una ditta di scavi e demolizioni) hanno rimesso in sesto il rifugio, la struttura portante, il bar e il ristorante.
Per saperne di più leggi L'Eco in edicola giovedì 24 dicembre

k.manenti

© riproduzione riservata

Tags