Venerdì 15 Gennaio 2010

Spegne 103 candeline
e recita «La Nemica»

Arrivare a 103 anni, compiuti giovedì, e recitare a memoria, senza intoppi, il secondo atto de "La Nemica" di Dario Niccodemi (opera teatrale che segnò il debutto di Vittorio Gassman) è un'impresa più unica che rara. Maria Pandini di Villa d'Almè, vedova di Luigi Massi, c'è riuscita lasciando di stucco la segreteria dei pensionati della Cisl di Bergamo che ieri hanno l'hanno omaggiata con un mazzo di fiori e una targa per ringraziarla della fedeltà al sindacato confederale.

«Troppo onore, troppo onore», ha detto lei spegnendo una candelina riassuntiva di un'età portata con eleganza e brio. E' la prima dei 55 centenari bergamaschi che la Fnp Cisl (Federazione Nazionale Pensionati) intende ringraziare della loro fedeltà di tesserati il prossimo 8 marzo. «Abbiamo scelto la Festa della Donna - ha spiegato il segretario generale Fausto Gritti - per una ragione semplicissima. Dei 55 candidati ben 53 sono donne. Una schiacciante maggioranza che ci ha fatto protendere per quella data».

Maria Pandini s'è detta contenta di aprire il sipario degli omaggi sindacali dando un saggio, lì nella bella casa di Via Valli, di quella che è sempre stata la sua passione: il teatro, quell'emozione indescrivibile di calcare le scene interpretando una parte davanti al pubblico. «Anche se per dare risalto a questo dramma occorre che io spieghi un po' l'intreccio - ha sottolineato Maria -. "La Nemica" è una madre, nobile, obbligata da un giuramento ad amare un figlio non suo per affetto al marito». E dopo l'enunciazione dell'antefatto Maria Pandini scioglie la memoria in dieci minuti filati di recitazione con pause, silenzi e sospiri come se fosse ancora sul palcoscenico con dietro la scenografia e indosso il costume adatto.

«Ho fatto piangere così tante platee con quella parte». Ha un bicchiere d'acqua davanti anche se non nasconde di preferire un bicchiere di vino per dare più forza all'interpretazione. Maria Pandini è l'undicesima di tredici tra fratelli e sorelle. «Sono nata a Sondrio, in piena Valtellina. Durante l'infanzia seguivo mio padre nelle trasferte lavorative nel Nord d'Italia. Era tecnico specializzato nel funzionamento dei mulini. Girava la Lombardia abbinando le macine al tipo di cereali da sbriciolare. Con sé voleva sempre la famiglia. Arrivo a Bergamo a sette anni, in Borgo Santa Caterina».

E ancora la ricordano in città. Bella, brava e dotata di una memoria prodigiosa. Bastava una lettura e le battute del personaggio fluivano in testa senza fatica. E poi quella voce limpida, chiara, piacevole, da fare concorrenza a tante annunciatrici radiofoniche dell'epoca. E quella dizione perfetta della parola, che sa il valore degli accenti e dà loro la giusta inflessione.

«Ho recitato in tre compagnie. Prima all'Oratorio, poi nella Filodrammatica del dopolavoro ferroviario e, infine, nella compagnia stabile Rubini di Bergamo. Eravamo così bravi da meritare, nella seconda metà degli Anni ?30, un'esibizione al Ponchielli di Cremona. E poi a Lugano, Locarno, Milano e Venezia. E d'estate nei paesi, all'aperto, con palchi costruiti per l'occasione».

Ma il teatro era un hobby. Acconto c'era tutta la fatica del lavoro di quando a 12 anni aiutava la sorella Angiolina nel lavoro di sarta, del periodo trascorso come cameriera alla «Trattoria del Pilota» e degli anni come capo contabile di nove negozi associati nelle cooperative dell?epoca. Abile con i canovacci e svelta con i conti. In una notte, senza calcolatrici, era in grado di completare un inventario.

E la tessera della Cisl? «L'ho fatta quando ero ancora giovane. E l?ho sempre rinnovata».

Bruno Silini

a.ceresoli

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