Domenica 07 Febbraio 2010

Il vescovo alla giornata del malato
«Grazie dell'amore che ci donate»

Anche quest'anno si è pregato per gli ammalati nel santuario della Madonna dei Campi a Stezzano. Era la Giornata mondiale del malato, così molte persone - quelle in carrozzella erano in prima fila - hanno partecipato alla Messa, presieduta dal vescovo Francesco Beschi con tanti sacerdoti concelebranti.

Le parole, i gesti, l'amore: su queste tre parole si è sviluppata la riflessione del vescovo nell'omelia. «A volte - ha sottolineato - siamo scettici nei confronti delle parole. Le "belle parole" ci sembrano spesso molto lontane dalla realtà. Le parole sono misteriose: capaci a volte di squarciare i cieli di un'esistenza, a volte di oscurarli. La gente ascoltava Gesù perché quando parlava era un paradiso. La sua missione si compie attraverso la sua Parola».

Ma il vescovo ha spiegato come Gesù non si sia fermato alle parole. «A Lui non escono solo parole di vita, ma i suoi miracoli sembrano "scappati fuori" dalle mani e dal cuore. Sono gesti straordinari perché frutto di un amore straordinario. Anche noi siamo chiamati non solo a donare parole, ma a gesti di vita, a gesti d'amore».

Ad ascoltare il vescovo molti ammalati, ma anche molto volontari e parenti che ogni giorno vivono la sofferenza e la fatica. Monsignor Beschi ha incoraggiato chi è stanco e sfiduciato. «Dove c'è una scintilla d'amore, lì c'è vita. Accade anche quando sentiamo la nostra inadeguatezza nel non riuscire a fare quello che vorremmo. Quando l'amore è vero, anche la più piccola scintilla genera vita».

La parola «amore» compariva anche nel titolo della XVIII Giornata del malato: «La Chiesa al servizio dell'amore per i sofferenti». Una definizione che è piaciuta a monsignor Beschi. «Non basta il servizio ai sofferenti, ma occorre l'amore della famiglia, degli amici, della comunità e delle istituzioni nei confronti di chi soffre».

Infine, un altro passo nella riflessione che porta al grazie più grande, quello ai malati e alla loro testimonianza. «Gesù ci mostra la potenza dell'amore di chi soffre ed è malato. Tutti possiamo testimoniare quanto abbiamo ricevuto in termini d'amore da queste persone. Grazie dell'amore che ci donate».

m.sanfilippo

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