Martedì 23 Febbraio 2010

Poste, sempre più disagi nelle valli
Manca il personale, uffici chiusi

Oltre 10 mila i postini a rischio “ricollocazione” per colpa della diffusione della posta elettronica, di questi un migliaio potrebbero essere in Lombardia. Questo il grido d'allarme lanciato dalla SLP CISL, per voce del suo segretario nazionale Mario Petito. Con il calo della corrispondenza tradizionale, infatti, attraverso le Poste potrebbero essere a rischio 10.600 posti. Intanto, e nonostante ciò, prosegue la politica di Poste Italiane di non sostituire nemmeno il personale di sportello assente per ferie, mutua o permessi sindacali e così in molti paesi della provincia di Bergamo, ancor di più nelle valli, spesso l'ufficio postale resta chiuso.

È successo nei giorni scorsi a Riva di Solto e a Strozza, oggi a Gromo, Barzana e Capizzone; succederà così anche nei prossimi giorni a Castione della Presolana e in altre località. «Questa carenza alla sportelleria degli uffici postali sta generando un forte malcontento fra la clientela – dice Gabriella Tancredi, segretario generale della SLP CISL di Bergamo -, sia per le lunghe attese sia per la qualità dei servizi in continuo calo (che non dipendono dall'inefficienza dei lavoratori, ma dalla carenza cronica di personale). Ormai in provincia di Bergamo (soprattutto nelle valli dove è alta la presenza di uffici retti da un unico operatore) quando manca, per diverse ragioni, il collega responsabile dell'ufficio, questo non viene sostituito come succedeva nel passato fino all'anno scorso, ma l'Azienda, pur di non assumere personale, preferisce chiudere l'ufficio per l'intera giornata o per buona parte del periodo di assenza del collega responsabile dell'ufficio.

Questo inoltre succede anche quando i colleghi vengono chiamati ai tanti corsi di formazione che ormai sono diventato l'altro tempo in più che il lavoratore deve dedicare all'azienda senza che questo venga in qualche modo riconosciuto. Questo è il risultato della ormai consolidata politica aziendale di taglio dei costi ad ogni costo, che non prevedrebbe, nonostante le dichiarazioni durante gli accordi con le OO.SS, neanche la copertura del turn over».

Un dato su tutti: da gennaio 2010 a Bergamo sono usciti grazie al famoso "esodo incentivante" circa 45 addetti. Nessuno di questi è stato rimpiazzato con nuova forza lavoro. Gli uffici postali della provincia hanno visto solo due cosiddette sportellizzazioni, cioè solo due lavoratori sono stati spostati dal recapito agli sportelli. Ma questi spostamenti erano già stati previsti a copertura degli esodi di tutto il 2008 e 2009.

«Possiamo immaginare – continua Tancredi -, con questi dati, quale sia la situazione lavorativa dei colleghi applicati agli sportelli, che ormai ogni giorno si recano nel proprio ufficio di assegnazione con la speranza di rimanerci per l'intera giornata, perché giornalmente invece vengono inviati in trasferta in altri uffici».

Sul numero degli addetti alla sportelleria di Bergamo e sulla quantità di trasferte a cui sono stati sottoposti i lavoratori nel 2009 le OO.SS e le RSU di Bergamo hanno chiesto lumi all'azienda, ma la risposta è stata data solo in termini percentuali senza dare il dato di riferimento (numero complessivo degli addetti), “perché loro (l'Azienda) non lo sanno". È possibile?.

k.manenti

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