Martedì 09 Marzo 2010

Si è spento Antonio Catani
presidente onorario di Italcementi

Si è spento serenamente, proprio come una luce che piano piano si consuma: è spirato così, a pochi mesi dai suoi 102 anni di vita (li avrebbe compiuti il 21 giugno), circondato dai suoi amatissimi figli, ieri mattina nella sua casa di via Pignolo, Antonio Catani, presidente onorario della Italcementi spa. Una vita, la sua, dedicata con passione e dedizione all'azienda e alla famiglia: all'Italcementi, dopo la sua laurea in ingegneria civile sulle orme del padre, approdò nel 1940, un legame che lo porterà a diventare braccio destro dell'imprenditore Carlo Pesenti.

Antonio Catani esordirà come ispettore tecnico, responsabile dell'Ufficio nuovi impianti, poi nel Dopoguerra si dedicherà agli stabilimenti di Trieste, Catania, Porto Empedocle, Sedrina, Matera. Quindi la carica di direttore tecnico negli Anni Sessanta: entra nel Consiglio di amministrazione e poi diventa presidente.

«Ha vissuto una vita di passione per il lavoro, per l'Italcementi. Ricordo che quando aveva ormai poco più di 80 anni subì un intervento cardiaco per un problema a una valvola – ricordava ieri il figlio Federico, terzogenito, farmacista – . Fu allora che cominciò a considerare l'ipotesi di mettersi un po' a riposo. E di alleggerirsi di qualche responsabilità, inevitabili vista la sua carica».

Così nel 1989 rassegnò le sue dimissioni per motivi di salute, a 82 anni: divenne presidente onorario dell'Italcementi, carica mantenuta fino a ieri. E, fino all'ultimo, lui non dimenticava mai di rimarcare, anche nelle interviste e nelle occasioni pubbliche in cui gli veniva chiesto di aprire la scrigno dei suoi infiniti ricordi, il motto che lo aveva sempre guidato: «Il mio piacere è l'aver svolto il mio dovere».

Ma dietro il piglio imprenditoriale e la sua indubbia dedizione al lavoro c'è stato un altro tassello fondamentale nella sua vita: l'amore per la famiglia. Cinque figli (Maurizio, Paolo, Federico, Franco e PaolaMaria, «la prediletta, perché era l'unica donna») avuti dal suo «faro», Renata Micheletti, l'adorata moglie. «Mia madre si è spenta pochi anni fa, e la sua dipartita è stata per mio padre il momento in cui ha cominciato lentamente a spegnersi – continua il figlio Federico – Lui, per tutti noi, è sempre stato il fulcro della nostra grande famiglia, con i nipoti e i pronipoti, i cugini, i fratelli che avevano come riferimento la sua casa, la sua figura anche quando è rimasto solo. Da quando non c'era più mia madre, ogni tanto lo sentivamo parlare a mezza voce. "Ti serve qualcosa?" gli chiedevamo. Lui accennava a un sorriso: "Voglio Renata, la mia Renata". Ha sempre detto che la data del matrimonio è stata la più importante della sua vita».

L'ultimo saluto per il presidente onorario dell'Italcementi  mercoledì alle 10, nella chiesa di Santo Spirito.

a.ceresoli

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