Domenica 04 Aprile 2010

«Niente farmaco: è morto»
Ma è uno scambio di persona

«Ma guardi che suo marito è morto». La frase, non certamente simpatica comunque la si rigiri, se l'è sentita dire una signora recatasi in farmacia a ritirare dei farmaci «salvavita» proprio per il marito. Davanti a lei la dottoressa farmacista, con lo sguardo fisso sullo schermo del computer, che riportava parole inequivocabili: il signore titolare della tessera dei servizi «strisciata» pochi istanti prima è deceduto.

Vista la scritta e le caratteristiche del prodotto, la dottoressa non ha quindi potuto consegnare il farmaco salvavita alla signora. La quale si è prontamente precipitata a casa, dove ha trovato, tranquillamente vivo e vegeto, l'adorato marito.

«Certo che sono vivo, ci mancherebbe altro - sbotta Mario Pelucchi, residente in città, tra un misto di incredulità e scaramanzia -. Già la giornata era iniziata così così, visto che mi avevano comunicato di essere stato messo in mobilità per i venti mesi che mi separano dalla pensione dall'azienda meccanica per la quale lavoro. Ma quando mia moglie è tornata a casa dicendomi che non aveva potuto ritirare le medicine perché secondo il servizio sanitario io ero defunto, mi è venuto quasi un colpo. Mi chiedo: visto che il farmaco è considerato un salvavita, se avessi avuto urgente bisogno di assumerlo, come sarebbe finita?».

Chiariamo subito che la farmacista ha fatto semplicemente il suo dovere, visto che il farmaco richiesto è sottoposto a rigide normative che impediscono la sua consegna se mancano precisi presupposti. E poi rimane il fatto della frase inequivocabile. L'Asl si è subito attivata per capire cosa sia successo e pare che il tutto sia nato per un caso di omonimia.

Infatti pare che nel flusso della miriade di dati che transitano dai comuni, incaricati di segnalare all'Asl tutte le variazioni concernenti i loro residenti (comprese le variazioni di residenza, i nuovi nati, e, appunto, le persone defunte), all'ufficio dell'ente locale sanitario che operano per conto della Regione Lombardia, sia stata disattivata per errore, tra le due carte regionali dei servizi recanti lo stesso nome e cognome, quella sbagliata, riguardante appunto il signore ancora in vita.

L'Asl comunica che «da quando è in funzione la carta regionale dei servizi (da circa 15 anni), è la prima volta che ci capita un caso del genere. È chiaro che in presenza di una mole davvero notevole di dati e informazioni che passano da un soggetto a un altro, un disguido è sempre in agguato, ma per evitare che anche questo singolo caso capitato in 15 anni si ripeta, stiamo analizzando in profondità tutta la procedura messa in atto».

Nel frattempo la situazione è stata subito ripristinata. «In effetti - osserva Mario Pelucchi - mi sono recato negli uffici dell'Asl in via Borgo Palazzo, dove hanno riattivato immediatamente la carta regionale dei servizi in mio possesso. Si sono scusati, dicendosi molto dispiaciuti per quanto accaduto».
 Marco Conti

m.sanfilippo

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