Domenica 18 Aprile 2010

Parenzan: «Il giallo Emergency?
Trappola per farli andare via»

«Fare del bene e farlo per tutti, in Afghanistan, è scomodo. È chiaro che è una trappola, è impensabile che un chirurgo vada a mettere una bomba». A dirlo è il professor Lucio Parenzan, direttore scientifico dell'International heart school di Bergamo, tra i miglior cardiochirurghi al mondo, riferendosi all'arresto dei nostri tre cooperanti di Emergency, inizialmente accusati di terrorismo.

Parenzan, infatti, ha un'esperienza diretta con le attività di Emergency, perché è stato più volte al Salam center di Soba, in Sudan, dove sorge il centro d'eccellenza in cardiochirurgia per tutta l'Africa. «In base alla mia esperienza africana posso dire di essere un sostenitore di Emergency - afferma Parenzan -, perché è rivoluzionario per il Continente nero avere una struttura così all'avanguardia e non far pagare le cure. È un onore, per me, aver avuto come allievo Gino Strada».

Professore, è vero che Emergency cura tutti, senza fare differenze? «Al Salam center arrivano persone da tutta l'Africa e l'unica cosa che interessa sono i sintomi e la diagnosi. A volte è anche impossibile comunicare con i pazienti, ognuno parla una lingua differente».

Com'è la vita di un medico o di un cooperante negli ospedali di Emergency?
«È molto dura. Le persone che ho conosciuto, i medici internazionali, ma non solo, sono tutte speciali perché si sacrificano per stare in questi posti. Non tutti riuscirebbero a resistere in Sudan».

Qual è la giornata tipo per un cooperante?
«Si vive sempre protetti. Si lavora in ospedale per molte ore, mentre per riposarsi sono stati recuperati una settantina di container. È una vita monastica, un missionariato laico».

Che ruolo ha avuto lei al Salam center?
«Emergency è un po' allergica alle cariche. Posso dire di aver fatto il direttore scientifico: ho studiato le diagnosi, le complicanze e così via. Mi sono occupato soprattutto di bambini, ma solo una volta sono entrato in sala operatoria».

Da quanto tempo conosce Gino Strada? E da quando si è occupato del Salam center di Khartoum?
«Strada è stato mio assistente dall'84 all'86 e abbiamo lavorato insieme a Bergamo. Nell'85 siamo stati insieme in California per studiare il trapianto di cuore. Venne da me nel 2005 per farmi vedere i primi progetti del centro d'eccellenza di Khartoum e mi sono sin da subito congratulato per l'ottima idea e la bontà del progetto, dando il mio assenso».

Com'è l'ospedale di Emergency in Sudan?
«Il Salam center è come un nostro ospedale nuovissimo, con il nostro stesso equipaggiamento. Non ce ne sono altri così, purtroppo gli ospedali sudanesi sono molto poveri».

Si è fatto un'idea di cosa è successo in Afghanistan?
«Non conosco l'Afghanistan, non ci sono mai stato. Ma, in Afghanistan, l'unica tac per vedere se tutto va bene al cervello ce l'ha Emergency a Kabul. Ma questo non interessa a chi fa la guerra. Non esiste che un medico vada in una zona di guerra per mettere una bomba. È una trappola per far andar via Emergency».
 Raffaele Avagliano

m.sanfilippo

© riproduzione riservata