Martedì 01 Giugno 2010

40enne in stato vegetativo
dà alla luce una bambina

di Alberto Ceresoli
Se la nascita di un bambino è già di per sè qualcosa di miracoloso, quella di Gaia – avvenuta ieri mattina agli Ospedali Riuniti di Bergamo – lo è ancora di più. Molto di più, perché la vita gliel'ha donata una donna – la sua mamma – che ormai da quattro mesi la vita, così come la intendiamo noi, non ce l'ha più, «fulminata» nello stesso istante in cui un'imponente emorragia cerebrale l'ha mandata in stato vegetativo, a soli quarant'anni di età e già madre di altri tre figli.

Certo l'arrivo di Gaia – nome di fantasia per garantirle la privacy di cui ha diritto – non può cancellare il dolore che dallo scorso gennaio ha spento il sorriso sul volto del marito, dei suoi bambini e di tutti i loro familiari, ma il trionfo della vita in una situazione di così cupa disperazione non può non farci riflettere sull'esistenza umana e sull'invisibile disegno che la guida in modo tanto imperscrutabile.

Tutto inizia in uno degli ultimi giorni di gennaio, quando la mamma di Gaia – una quarantenne che risiede a pochi chilometri da Bergamo – viene improvvisamente colpita da un'emorragia al cervello che in un solo istante le «spegne» tutte le funzioni cognitive, trascinandola da una vita viva e piena di affetti ad una condizione vegetativa che la tiene «sospesa», quasi fosse a mezz'aria. Inutile la corsa in ospedale, il ricovero d'urgenza nel reparto di Neurochirurgia, le manovre fattele per cercare di riportarla in stato di coscienza: il cervello non da alcun segno di ripresa, mentre il cuore continua a pulsare regolarmente.

Quando una persona è in stato vegetativo, infatti, la complessa macchina del corpo umano continua a funzionare, e in particolare continuano a funzionare quelle strutture che regolano la secrezione degli ormoni (anche quelli dell'ambito riproduttivo), la temperatura corporea, la funzionalità intestinale, il battito del cuore. In estrema sintesi, e semplificando molto, se idratato e alimentato il nostro corpo continua a funzionare. Ma cosa c'è dietro quell'apparente senso di morte che traspare da questi corpi? Il nulla, come superficialmente ma perentoriamente sostiene una parte della scienza, oppure una coscienza rimasta viva pur se «intrappolata»? Il mistero resta profondo, ma sono molti i fenomeni cui gli stessi scettici non sanno dare risposte convincenti.


Pur non riprendendosi, la mamma di Gaia si stabilizza, ed è a questo punto che i medici si trovano di fronte ad un altra grande sfida: la donna è incinta di 16 settimane, che fare? Neurochirurgi, ostetrici e ginecologi iniziano un serrato consulto per stabilire il da farsi, sempre in accordo con il marito della donna. Farla partorire in quel periodo di gestazione non avrebbe dato alcuna speranza al piccolo che aveva in grembo, così si decide di vedere il decorso della situazione: mamma e feto vengono monitorati costantemente per avere sempre sotto controllo il loro stato di salute.

Le loro condizioni vitali rimangono invariate con il passare dei giorni e delle settimane: la mamma prosegue nella sua condizione vegetativa, il feto cresce regolarmente, anche grazie alla grande attenzione che i medici dei «Riuniti» mettono nell'affrontare la complessa questione di sottoporre la donna a cure e a terapie che non arrechino alcun danno alla vita che porta in grembo.

Passano le settimane e i consulti tra neurochirurghi, ostretrici e ginecologi s'intensificano sempre più, coinvolgendo anche i colleghi della Patologia neonatale. La decisione arriva alla fine della scorsa settimana: alla 33ª settimana di gestazione, il feto può essere fatto nascere con ragionevoli speranze di restare in vita senza particolari accanimenti terapeutici.

Dalla Neurochirurgia la donna viene trasferita in Ostetricia e Ginecologia, dove ieri mattina viene sottoposta a taglio cesareo. Gaia viene alla luce senza troppi problemi: pesa all'incirca due chili e ha una gran voglia di vivere. Viene portata in Patologia neonatale e posta in un'incubatrice, ma respira praticamente da sola e sembra godere di buona salute.

«Sono situazioni che toccano le corde più intime delle nostre coscienze – commenta il direttore generale dei "Riuniti", Carlo Bonometti –, cui è impossibile restare indifferenti. Sono profondamente colpito dal dramma che sta vivendo questa famiglia, ma sono contento che i miei medici siano riusciti a far trionfare ancora una volta la vita».

Impossibile dire se la mamma di Gaia ha capito di aver dato vita ad un così grande miracolo, ma di certo un mistero tanto grande ha avvolto anche lei.

a.ceresoli

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