Mercoledì 09 Giugno 2010

Il «meteorite» trovato a Leffe
Ora indaga il Museo di Scienze

Sasso o meteorite? Resta il mistero sul ritrovamento, sul monte Beio di Leffe, di quello che potrebbe essere il frammento di un corpo celeste. A essere certa e inequivocabile è la curiosità suscitata in Valle Gandino, e non solo, dalla notizia. Il ritrovamento, ricordiamo, risale al 3 giugno, quando Lionello Oberti, che risiede in una cascina sopra San Rocco, ha notato fra l'erba del giardino, che cura quotidianamente, un sasso particolare, di dimensioni non eccessive, circa 7-8 centimetri di diametro.

«Un qualcosa che non c'era nei giorni precedenti – ha affermato Oberti – e che dava la sensazione di essere stato scagliato sul prato con grande forza, tanto che attorno c'era un piccolo cratere, ora segnalato da un picchetto». Ieri a Leffe la notizia era sulla bocca di tutti e non è mancata l'ironia: «Magari sarebbe potuta cadere in testa ai ladri della banda del forellino, che in questi ultimi mesi hanno imperversato in valle». A casa Oberti sono arrivati troupes televisive e semplici curiosi.

A confermare la particolarità della pietra del monte Beio anche il peso: più di 700 grammi per una dimensione ridotta. «Il sindaco Giuseppe Carrara – conferma Rita Servalli, moglie di Oberti –, amici e conoscenti ci hanno chiesto dettagli su questo piccolo mistero che incuriosisce anche noi». Moltissimi i commenti e le segnalazioni inviate al sito de «L'Eco di Bergamo». Un vero e proprio boom di botta e risposta. Molti fanno riferimento a un «bolide» che nello scorso fine settimana ha solcato i cieli del Nord Europa, con tanto di video, pure pubblicato dal sito de «L'Eco».

La parola decisiva spetta agli esperti. Ieri c'è stato un contatto diretto fra i coniugi Oberti e il Museo di Scienze naturali «Caffi» di Bergamo. «Qualsiasi valutazione – spiega Anna Paganoni del museo – è prematura. Si tratta di approfondire numerosi aspetti sia in loco, sia esaminando il reperto. Le segnalazioni a "L'Eco" sono un ulteriore elemento, anche se in questi casi sono molte le indicazioni che finiscono per non essere attendibili».

Giambattista Gherardi

a.ceresoli

© riproduzione riservata