Giovedì 22 Luglio 2010

Bergamo, crescono gli «over 65»
Tra vent'anni, 100 mila in più

Bergamasca sempre più «anziana». I numeri disegnano, per la nostra provincia, uno scenario demografico dove le fasce che vanno dai 65 ai 79 anni e dagli 80 anni in poi assumono proporzioni sempre più importanti. Uno studio del Dipartimento di statistica dell'Università Milano-Bicocca, diretto da Gian Carlo Blangiardo, partendo da dati Istat ha elaborato una proiezione da qui fino al 2031.

Se i soggetti tra 65 e 79 anni sono oggi 142.481, toccano quota 199.850 nella proiezione al 2031, passando dal 21% al 30% rispetto alla popolazione che va dai 20 ai 64 anni. Alzando l'asticella dell'anagrafe dagli 80 in su si scopre che gli attuali 49.438 diventano 93.013 tra vent'anni: percentuale dal 7% al 14% che li mette a confronto con la fascia «attiva» dei bergamaschi (20- 64 anni).

«Se la popolazione anziana aumenta – precisa Blangiardo – non pensiamo dipenda solo da un'accresciuta speranza di vita, bensì dal numero elevato dei figli del “baby boom” (dal Dopoguerra agli anni Sessanta, ndr.) che anno dopo anno oltrepassano la soglia dei 65 anni». Dunque, più ci avviciniamo al 2050 il picco percentuale di «pensionabili» rispetto agli «attivi» che si determinerà attorno al 2030 – periodo in cui l'Inps avrà i maggiori «grattacapi» – è destinato a scendere.

I dati non sorprendono la politica bergamasca. Leonio Callioni, assessore alle Politiche sociali di Palazzo Frizzoni entra subito nel cuore della questione ovvero la qualità di futuro che attende gli «over 65». «Prima di tutto – dice l'assessore – è assurdo pensare di mettersi o metterli da parte. Si chiude, sì, il sipario di una vita di lavoro, ma gli atti dell'esistere ripartono dalla consapevolezza di essere una grandissima risorsa nella società in particolar modo nel terzo settore, nel mondo associativo o nelle parrocchie». Per il «popolo dei 65» c'è l'ampio orizzonte del volontariato. «È lì che “l'anziano” deve imporsi come persona attiva».

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a.ceresoli

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