Mercoledì 25 Agosto 2010

«Mi ha aggredito, mi sono difeso»
Claudio Pinto resta in carcere

«Mi ha aggredito, e quindi mi sono difeso». Segue la linea della legittima difesa Claudio Pinto, il trentasettenne che domenica mattina a Rota Imagna ha ucciso con sei colpi di pistola Felice Mariani, 71 anni di Melzo, villeggiante. Mercoledì 25 agosto Pinto si è presentato davanti al giudice per le indagini preliminari Vittorio Masia e ha ammesso così la sua responsabilità.

Assistito di fiducia dall'avvocato brindisino Vincenzo Petraroli, Claudio Pinto, detenuto nel carcere di Bergamo con le accuse di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e tentato omicidio, ha scelto di rispondere alle domande del gip e, stando a quanto trapelato, ha ribadito quindi la tesi della legittima difesa, che già aveva prospettato alla vicina di casa che si era affacciata sul pianerottolo al rumore degli spari e che aveva ripetuto anche ai carabinieri.

Secondo il suo racconto, sarebbe stato quindi Felice Mariani ad aggredirlo, prima verbalmente e poi con un coltello, lo stesso coltello che è stato trovato impugnato nella mano destra dalla vittima. Proprio in reazione a questa aggressione Pinto avrebbe preso la sua calibro 38 Special, regolarmente detenuta e acquistata pochi giorni prima, e avrebbe fatto fuoco. Sei colpi, che hanno tutti raggiunto la vittima, senza dare via di scampo.

A mettere un punto interrogativo su questa versione però, sarebbero le azioni successive del trentasettenne: se effettivamente era stato vittima di un'aggressione, perché sparare due colpi anche verso la compagna del 71enne, Giancarla Severgnini, accorsa agli spari e fortunatamente rimasta illesa? Anche per quanto riguarda il recente acquisto dell'arma, che per gli inquirenti potrebbe anche essere spia di una premeditazione del fatto, Claudio Pinto ha fornito la sua spiegazione al giudice per le indagini preliminari: l'avrebbe comprata per proteggersi.

Il magistrato, nel pomeriggio a seguire l'interrogatorio, ha convalidato l'arresto e confermato la custodia in carcere. Ancora da chiarire il movente e la provinienza del coltello trovato in mano a Mariani. Gli inquirenti considerano il rumore dei bagagli che Mariani stava portando in auto il motivo del litigio così come si suppone che il coltello sia dello stesso Pinto.

fa.tinaglia

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