Domenica 26 Dicembre 2010

Yara scomparsa da un mese
Le indagini non si fermano

È trascorso già un mese dalla scomparsa della piccola Yara. Un mese di lavoro per gli inquirenti: ricerche a tappeto, analisi di tabulati telefonici, simulazioni e prove tecniche sul segnale dei cellulari, intercettazioni, interrogatori, studi criminologici, ipotesi investigative, finora non sono bastate per trovare la verità sulla scomparsa della tredicenne di Brembate Sopra. E il lavoro per carabinieri, polizia e Procura della Repubblica sembra purtroppo destinato ad essere ancora lungo e difficile.

LA SCOMPARSA
Yara Gambirasio è una studentessa di terza media con la passione per la ginnastica ritmica. Venerdì 26 novembre esce di casa alle 17,15, a piedi, per andare a consegnare uno stereo portatile alla palestra del centro sportivo di Brembate Sopra, che dista solo 700 metri, 10 minuti di cammino. Arriva alle 17,30 circa, consegna il registratore, poi si ferma ad assistere all'allenamento delle sue amiche fino almeno alle 18,44. Infine saluta ed esce dalla palestra. Nessuno la vedrà più. La mamma Maura le telefona, dopo le 19, preoccupata non vedendola tornare. Il cellulare è spento. Maura esce e la va a cercare in palestra: Yara non c'è. Allarmata, la donna chiede aiuto ai carabinieri. Scattano le ricerche.

ESCLUSA LA FUGA
L'ipotesi dell'allontanamento volontario, fra le prime ad essere presa in considerazione quando si allontana un'adolescente, viene scartata rapidamente, dopo aver sentito le prime testimonianze: Yara è una tredicenne senza grilli per la testa, brava a scuola (frequenta l'istituto Maria Regina delle Orsoline di Somasca) e appassionata solo di ginnastica. Niente chat via internet, niente facebook, niente diari segreti, niente confidenze alle amichette del cuore, nessun colpi di testa. La Procura apre un fascicolo per sequestro di persona, ma esclude subito il movente dell'estorsione: la famiglia è una famiglia «normale», papà geometra alle dipendenze di una ditta di coperture in paese, mamma educatrice all'asilo nido comunale di Città Alta.

I TABULATI DEL TELFONO
Le poche certezze vengono dai tabulati telefonici. Dall'analisi eseguita sin dalle prime ore dai carabinieri e poi anche dalla polizia, emerge che Yara riceve un sms da un'amica alle 18,25, risponde alle 18,44 (mentre si trova ancora in palestra), e riceve un ultimo messaggino, dalla stessa amichetta, alle 18,49. L'oggetto dei messaggi è la gara di ginnastica prevista la domenica successiva. L'ultimo segnale del suo cellulare è delle 18,55 e viene captato da una stazione per la telefonia mobile situata ancora a Brembate Sopra. Vengono compiuti studi tecnici che portano gli inquirenti a concludere: il telefonino di Yara non si è mai allontanato dal tragitto palestra-casa. È in quei 700 metri che è successo qualcosa alla tredicenne.

I TESTIMONI E IL CANTIERE EX SOBEA
Tutti i testimoni ritenuti più «interessanti» per le indagini soo stati già sentiti varie volte. Ma nessuno finora si è rivelato decisivo. Gli inquirenti sono convinti che tutto sia successo nel tragitto fra la palestra e l'abitazione della famiglia Gambirasio, in via Rampinelli. Ma c'è un altro luogo chiave in questa indagine: l'area ex Sobea a Mapello, distante due chilometri dal centro sportivo di Brembate Sopra, dove è in corso la realizzazione di un grande centro commerciale. È lì che ha condotto il fiuto di tre cani «molecolari» del Soccorso alpino italiano e della polizia Svizzera impiegati per le ricerche. Un magazzino è stato posto sottosequetro e analizzato dal Ris di Parma: è tuttora sigillato su disposizione del pm Letizia Ruggeri, ma all'interno – per quantop è emerso finora – non sarebbero state trovate tracce scientifiche del passaggio di Yara.

fa.tinaglia

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